"Tracce Brillanti", esordio bresciano di un testo mai rappresentato in Italia

Intervista a Ettore Oldi, giovane regista dello spettacolo "Tracce Brillanti" in scena da venerdì 17 a domenicca 19 luglio nell'ambito del festival "Ecce Histrio" al teatro di San Giovanni; sul palco gli attori Marco Zavarise e Anna Penati, tutti diplomati all'accademia d'arte drammatica "Nico Pepe" di Udine

Il giovane regista Ettore Oldi (foto di Devi Krueger)

BRESCIA. Fuggire: per proteggersi, per preservarsi da ogni ferita, per scongiurare il rischio di infliggerne ad altri. In una parola, la bramosia del miracolo di una sopravvivenza al di sopra di ogni emozione: l’ibernazione. Dentro. E anche fuori, perché il vento potrebbe tornare a far bruciare i graffi.

“Una donna in abito da sposa piomba in casa di un uomo, in Alaska”: conclusione della sinossi e prologo della rappresentazione di “Tracce Brillanti”, testo di Cindy Lou Johnson al suo debutto in Italia. A Brescia, per la precisione, all’interno del festival Ecce Histrio, grazie alla determinazione di tre giovani talenti plasmati a pane e a metterci la faccia dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. Lo spettacolo, per la regia del 27enne bresciano Ettore Oldi, con gli attori Marco Zavarise (pure bresciano) e la milanese Anna Penati – ricompattati sotto il nome di “AvvenimentiCritici” -, andrà in scena da venerdì 17 a domenica 19 luglio alle 21.15 nel teatro di San Giovanni, al civico 8 dell’omonima contrada in città (ingresso 8 euro, ridotto a 6,50 per i tesserati del cinecircolo Il Chiostro. Info: 335.8406255, paolopeli.sr@libero.it, facebook.com/eccehistrio).

Ettore, reciti da molti anni, e hai preso parte a rassegne rilevanti come il festival Podium di Mosca o ad Avignon Off negli anni dell’Accademia, e dopo il diploma hai collaborato soprattutto con le compagnie bresciane Il Servomuto e Teatro19. Da dove scaturisce, peraltro a pochissimi mesi dal tuo diploma, il desiderio di cimentarti nella regia?

È sicuramente un azzardo. Sono molto giovane, e ho a malapena sufficiente esperienza come attore. Per giunta la regia richiede una quantità di competenze che è molto più difficile acquisire, e non ho mai intrapreso un percorso formativo specifico.
L'accademia Nico Pepe, però, ha la caratteristica di stimolare molto l'attore a un atteggiamento propositivo, e a una consapevolezza quasi autorale, soprattutto per formare professionisti in grado di sopravvivere in un mercato che costringe a fare i salti mortali, metaforicamente e non. Questo in qualche modo credo renda il balzo da attore a regista un po' meno scriteriato.
L'interesse vero e proprio credo ci sia sempre stato. Così come quello per la drammaturgia, o per il disegno luci, ancora non esplorati.

Come mai la scelta è ricaduta sul testo di Lou Johnson, a oggi mai frequentato in Italia?

La scelta non è stata mia, in realtà… Il progetto nasce dai due attori, Anna Penati e Marco Zavarise, entrambi miei compagni in accademia. Anna, in particolare, ha conosciuto questo testo direttamente negli Stati Uniti, e dopo aver assistito a una rappresentazione che l'ha molto colpita, ha deciso di metterlo in scena. Dopo il diploma lei e Marco si sono rivolti a me, proponendomi di curare la regia. Il testo mi ha subito convinto, nonostante la sua difficoltà, e ho sposato il progetto con entusiasmo. In seguito abbiamo avuto il piacere di collaborare con Francesco Palmisano, autore delle musiche originali, e Lucia Ferrando, che ha curato la prima traduzione italiana del testo.
Tracce Brillanti non è mai stato rappresentato in Italia e, a quanto mi risulta, nemmeno da compagnie europee. Al di là dell'onore di poter essere i primi, questo testo ci interessa anche perché, come gruppo, il nostro obiettivo è promuovere e far conoscere la drammaturgia contemporanea, che spesso nel nostro Paese incontra delle difficoltà ad emergere. Siamo tendenzialmente divisi tra i grandi classici e i testi originali, spesso di scrittura scenica. Niente di male, certo, ma allo stesso tempo ci sono ancora molti testi recenti - o quasi - che meriterebbero di essere scoperti. In questo modo si potrebbe anche ritrovare il piacere, anche a teatro, di assistere allo svolgimento di una storia che ancora non conosciamo. Penso che potrebbe essere una delle strade possibili per recuperare un po’ di pubblico.

Tracce Brillanti invoca come scelta migliore la fuga da ogni fonte di calore, l’ibernazione come unica via di isolamento dal mondo per evitare di ferire e farsi ferire. Come cali questi spunti nell’attualità? E quanto li senti tuoi?

Credo sia una scelta che abbiamo tutti la tentazione di fare, in una certa misura. E in un certo senso la compiamo tutti i giorni. Ogni volta che ci proteggiamo dallo scambio umano con una maschera inutile, ogni volta che pensiamo di non aver bisogno di farci aiutare. Ogni volta che pensiamo che qualcuno intorno a noi non abbia niente da insegnarci. Credo che l'isolamento sia una tendenza prevalente, oggi. Abbiamo sempre più paura l'uno dell'altro.
A tal proposito l’obiettivo nostro, e del testo, non è incarnare o incoraggiare questo desiderio umano, ma metterlo in discussione. Il punto non è certo che dobbiamo amarci come fratelli. Niente di così buonista. Tuttavia credo che il nostro istinto naturale dovrebbe spingerci a nutrirci del confronto con l’altro da noi. Non a fuggirne.

Come vedi la scena teatrale bresciana?

Molto bene. A partire dalla cima: il CTB sta dando segnali confortanti di rinnovamento. Alla fine la struttura, che ha appena ottenuto il riconoscimento di TRIC (Teatro di Rilevante Interesse Culturale, ndr) dal ;inistero, è sempre stata un punto di riferimento con cui fare necessariamente i conti per tutte le realtà del territorio. Realtà che, dal canto loro, sono tantissime. Uscito dal nido e confrontatomi con i miei compagni d'accademia e con il Friuli Venezia Giulia - in altre parole vedendo un po' di mondo - ho pensato che a Brescia abbiamo davvero un patrimonio umano non indifferente di professionisti e realtà associative di cui essere soddisfatti.
In particolare sono molto orgoglioso della mia generazione: sto incontrando, anche grazie all'ambiente del festival, moltissimi giovani dotati, già affermati nel bresciano e in alcuni casi anche fuori. E al di là dell'essere affermati o no, giovani capaci di produrre un teatro vivo e interessante.

È la tua prima partecipazione a Ecce Histrio, quali le impressioni da “debuttante”?

Mi sembra di respirare un ambiente stimolante di confronto e di crescita collettiva. Io, Marco e Anna siamo molto grati a Paolo Peli, direttore del festival, di averci dato fiducia, considerato che tutti gli altri spettacoli vedono la partecipazione, in uno o più ruoli, di professionisti che hanno già avuto modo di provare la loro affidabilità sul territorio. La speranza, naturalmente, è di dimostrarci degni di questa fiducia, e di dare in cambio qualcosa che valga la pena portare a casa con sé.

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