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A Life: Lawrence Ferlinghetti. La Beat Generation tra ribellione e poesia

La recensione della mostra allestita al Museo Santa Giulia di Brescia e - visto il grande successo - prorogata fino al 18 febbraio 2018

La mostra, curata da Luigi Di Corato, Giada Diano e Melania Gazzotti e allestita al Museo di Santa Giulia, mette in luce l'importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti, americano di origini bresciane, poeta, pittore, editore e figura di primo piano nell’impegno culturale e sociale contro la guerra e la violenza, negli anni Cinquanta e Sessanta (ancora oggi), all'interno del movimento della Beat Generation.  Beat , parola che  in inglese ha molteplici significati: beat come beaten, sconfitto ma anche come radice della parola beatitude, beatitudine, nel vocabolario musicale, in particolare del jazz, beat come ritmo, battuta e fenomeno culturale, musicale e di costume.

Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti, consente di rendere omaggio all'intero movimento letterario di quegli anni e al ruolo determinante  di Lawrence nella diffusione dell'opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la sua libreria e la casa editrice City Lights Bookstore, comprese le sue raccolte di poesia . La più venduta al mondo “A Coney Island of the Mind” (1958).

Il percorso espositivo  racconta l’influenza in Italia di questa corrente letteraria grazie a Fernanda Pivano (traduttrice e critica letteraria), che per prima ha fatto pubblicare l’opera di Ferlinghetti e degli autori da lui sostenuti: Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Charles Bukowski e persino Pasolini. Ferlinghetti, Kerouac e Ginsberg parteciparono  a diverse conferenze e Festival anche in Italia e a Brescia.

La mostra ripercorre la storia e l'atmosfera di quegli anni attraverso materiali a stampa, fotografie e registrazioni video. Molti dei libri e documenti in mostra, oltre a una serie di fotografie ( che provengono proprio dall’archivio di Fernanda Pivano, oggi curato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalla Fondazione Corriere della Sera). Gli scatti di Sottsass, le  fotografie di Robert Capa, Aldo Durazzi, Larry Keenan, Allen Ginsberg, Christopher Felver e Fred Lyon, raccontano i suoi avventurosi viaggi in giro per il globo, fino alla conclusione della costante ricerca delle proprie origini a Brescia (suonando porta a porta) .

L’esposizione documenta anche la carriera artistica di Ferlinghetti che aveva iniziato a disegnare e dipingere nell'immediato dopo guerra, mentre si trovava a Parigi, il prezioso olio su tela Deux del 1950, un'ampia selezione di disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Duemila, mai esposti in Italia prima d'ora. Tele di grandi dimensioni, provenienti direttamente dalla collezione dell’artista, rappresentano la moglie, le battaglie per i diritti civili, mari in tempesta solcati da barche a vela , Il suo ritratto da marinaio in sintonia con l’immagine di Corto Maltese.

Le ultime sale della mostra in Santa Giulia sono riservate al rapporto di Ferlinghetti con l’Italia, le sue foto nel bresciano alla ricerca della casa paterna, il suo ultimo libro: Aeroplani, e appena prima, in una parete dedicata alla poesia, In morte a Pasolini.

La mostra è suddivisa in quattro macro-sezioni:
GUERRA, PACE, ARTE – BEAT – L’IMPEGNO – LE ORIGINI

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