Prima broker e poi cuoco: Giovanni alla conquista di Londra

La grande avventura imprenditoriale di Giovanni Carleschi, 38enne originario di Castel Goffredo dal 2001 trapiantato a Londra. Dopo qualche anno da broker si è riciclato come pastaio: oggi ha 11 dipendenti

Giovanni e Natasha

L’erba amara delle campagne mantovane coltivata addirittura nell’Essex. E poi i tortelli di zucca, la pasta fresca all’uovo, i ravioli al fagiano. Ma pure il ‘Wild Rocket Pesto’. La grande avventura imprenditoriale di Giovanni Carleschi, 38enne originario di Castel Goffredo e ormai da quasi un quindicennio ‘trapiantato’ a Londra. Dove è titolare di un’azienda che produce pasta artigianale, la Seriously Italian Limited, aperta nel 2008 e che oggi conta ben 11 dipendenti.

Una storia da 'cittadini del mondo'. Lascia l’Italia per cercar fortuna in Inghilterra, a Londra, nel 2001. Lavora prima come broker, poi nel ramo delle assicurazioni. Nel frattempo coltiva la passione per la buona cucina, tramandatagli in parte dal papà, e si diletta a cucinare per gli amici. Ma la passione in pochi mesi diventa un secondo lavoro.

Viene pagato, e bene: quasi 500 euro a serata per fare lo chef fuori casa. Nel 2007 i primi sentori della crisi: il lavoro nella finanza non rende più come un tempo. Con lui anche Natasha, conosciuta proprio in terra londinese: ora è la sua compagna, e madre di due figli. Lei lavorava per la Lehman Brothers: per forza di cose ha dovuto mollare.

Nel 2008 i due aprono la ditta, in uno scantinato. Proprio da Castel Goffredo arriva il primo macchinario per far la pasta, in pochi mesi è già un boom. Ora qualche anno è passato, e la Seriously Italian Limited un po’ di strada ne ha fatta. Tanto da rifornire circa una sessantina di mercati rionali, in tutta la città: i celebri ‘farmer’s markets’.

Poi c’è l’erba amara, tradizionale ingrediente dell’Alto Mantovano ora coltivato pure in Britannia. Non male, racconta proprio Giovanni alla Gazzetta di Mantova, anche se gli inglesi non sono buongustai come noialtri. “Ho avuto coraggio – conclude Giovanni il pastaio – ho fatto come i primi pionieri della calza di Castel Goffredo, che lavoravano negli scantinati. Nella vita bisogna rischiare”.

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