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Lunedì, 16 Maggio 2022

Truffa da 440 milioni di euro con i bonus per la pandemia: coinvolti imprenditori bresciani

Falsi crediti d'imposta con i bonus dello Stato

Un affare da (quasi) mezzo miliardo di euro, in tutto 440 milioni: a tanto ammonterebbero i falsi crediti d'imposta smascherati dalla Guardia di Finanza di Rimini, indebitamente sottratti allo Stato nell'ambito delle misure di sostegno emanate dal Governo con il Decreto rilancio, durante la fase più acuta dell'emergenza Covid per aiutare le imprese e i commercianti in difficoltà. Le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione al provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Rimini, con cui sono state disposti 35 misure cautelari personali di cui 8 in carcere e 4 ai domiciliari, nonché 23 misure interdittive di cui 20 all'esercizio d'impresa, nei confronti di altrettanti imprenditori, e 3 all'esercizio della professione nei confronti di altrettanti commercialisti.

Coinvolti due imprenditori bresciani

Tra gli imprenditori a cui è stata interdetta l'attività di impresa ci sono anche due bresciani, il primo residente in città e il secondo a Vobarno. Entrambi, come tutti gli altri, avrebbero fatto parte di un articolato sodalizio criminale, con base operativa a Rimini ma ramificato in tutto il territorio nazionale (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Pueglia, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto) che sarebbe appunto responsabile di aver “creato” e commercializzato 440 milioni di euro di falsi crediti d'imposta.

Le indagini della Guardia di Finanza

L'associazione a delinquere, riporta la GdF, sarebbe composta da 56 soggetti che si sono avvalsi di 22 prestanomi, con un “nucleo centrale” di 12 persone tra imprenditori e commercialisti. L'indagine è scattata a seguito di un attento esame della documentazione relativa a una presunta “cessione di crediti d'imposta”, effettuata da una società coinvolta in un altro procedimento penale, per reati fallimentari. Tali crediti sarebbero risultati inesistenti per carenza requisiti: da qui è nato il nuovo filone investigativo che dal giugno scorso ha monitorato da vicino l'intera organizzazione criminale, verificando come la stessa fosse “totalmente dedicata” alla creazione e commercializzazione di falsi crediti d'imposta, in un secondo momento monetizzati e ceduti a ignari acquirenti, estranei alla truffa, portati in compensazione con conseguente danno alle casse dello Stato.

Come funzionava il “sistema”

Il “sistema” consisteva nel recuperare crediti approfittando delle agevolazioni governative come Bonus locazioni, Sismabonus e Bonus facciate. Così funzionava l'iter criminale:

  • tramite professionisti compiacenti, reperire società attive in grave difficoltà economica o ormai decotte, utili alla creazione degli indebiti crediti d’imposta;
  • sostituire il rappresentante di diritto di tali società con un prestanome, da cui ottenere le credenziali per poter inserire le comunicazioni di cessioni crediti nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, così da avere uno schermo in caso di futuri accertamenti;
  • inserire le comunicazioni dichiarando di aver pagato canoni di locazione superiori agli effettivi (persino oltre il 260.000%) o effettuato lavori edili mai iniziati, così da generare crediti di imposta non spettanti;
  • cedere i crediti d’imposta a società compiacenti e dopo il secondo passaggio a società terze inconsapevoli, così da rendere più difficile la ricostruzione.

Profitti (illeciti) subito reinvestiti

I profitti (illeciti) dei reati sono stati poi reinvestiti in attività commerciali e immobiliari (anche nella gestione di ristoranti); per false fatturazioni in cambio di contanti; trasferiti su carte di credito ricaricabili; impiegati per finanziare società a Cipro, Malta e Madeira; convertiti in criptovalute; investiti in metalli preziosi, in particolare nell'acquisto di lingotti d'oro. 

L'operazione, denominata “Free Credit”, ha coinvolto i finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, con il supporto di 44 reparti territoriali, della componente aerea del Corpo, del supporto tecnico dello Scico e del Nucleo speciale frodi tecnologiche, per un totale di oltre 200 militari. Gli indagati sono accusati di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.

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