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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Coronavirus Montirone

Il grido d'allarme (ignorato) del sindaco: "Volevo chiudere tutto, mi hanno preso in giro"

L’amaro sfogo di Eugenio Stucchi, sindaco di Montirone, dove un gruppo di ricercatori ha individuato il primo caso sospetto di Coronavirus nel Bresciano (ben prima di Codogno)

Arrabbiato, deluso, abbandonato: così si sente Eugenio Stucchi, sindaco di Montirone, comune del bresciano tra i più colpiti dall’emergenza Coronavirus. Le sue giornate le trascorre al telefono, per rincuorare le tante famiglie segnate dal lutto;  aiutare quelle in difficoltà economica, cercando di provvedere quantomeno alla spesa alimentare; e reperire mascherine e Dpi.

La voce è stanca, dopo un mese di battaglia e piena di rancore per i suoi moniti e gli appelli rimasti inascoltati. Ma è un fiume in piena: le parole si susseguono veloci. Senza filtri, né mezzi termini.

"Sono stato tra i primi a voler chiudere tutto, fin dallo scorso 22 febbraio, quando il problema era se annullare o meno le feste per il Carnevale. Io ho adottato subito misure drastiche e chiesto provvedimenti molto più severi e sono stato guardato con diffidenza e preso in giro. "

La cronaca di questo tragico mese di marzo gli ha dato ragione. Solo nel suo comune, stando ai dati forniti da Ats si contano 56 persone contagiate e 12 decessi accertati: "Ma i numeri non tornano. Per l'Ats le vittime sono 12,  mentre sono deceduti ben 19 dei miei cittadini. Mettiamo anche che tra le persone mancate un paio erano domiciliate a Montirone, ma residenti altrove, i dati sono comunque molto al ribasso. Lo si evince facilmente confrontando i decessi del mese di marzo del 2019, 3 in tutto, con quelli del 2020: 19. Anche il numero dei contagiati è di gran lunga superiore. Per esempio: mio nipote è stato ricoverato in condizioni gravissime al Civile di Brescia lo scorso giovedì mattina e poi trasferito all’ospedale Humana di Milano, ma misteriosamente non risulta nei casi positivi dell’elenco che mi ha fornito Ats."

Al rammarico per quel suo grido d’allarme rimasto per troppo tempo inascoltato si aggiunge la rabbia per quanto appreso leggendo lo studio di un gruppo ricercatori che individua il primo caso sospetto di Coronavirus nel Bresciano il 25 gennaio scorso (ben prima di Codogno), quindi ben prima che venisse individuato il paziente 1 a Codogno. Si tratta di una persona residente proprio a Montirone: "Io non sapevo nulla né dell’indagine né di qual caso sospetto. Fossi stato informato per tempo avrei blindato il paese e insistito ancora di più per creare una zona rossa. I primi casi e relativi decessi mi sono stati comunicati solo a fine febbraio-inizio marzo. Anche allora avevo insistito perché venissero chiusi tutti i bar, i locali, i luoghi di aggregazione, ma le istituzioni non mi hanno ascoltato."

Ricorda lucidamente dove è partito iI contagio nel suo paese: "I primi ad essere colpiti dal Coronavirus sono stati gli anziani che si trovano tutti i giorni a giocare a briscola al circolo sportivo del paese: otto di loro non ci sono più, molti altri sono ricoverati in gravi condizioni. Per fortuna mi sono accorto subito che il problema era lì e ho fatto le segnalazione, ma senza ottenere risultati. Di nostra iniziativa abbiamo chiuso il bar, ma fosse stato fatto prima si sarebbero evitate tutte queste morti. Ora vorrei chiudere anche le pizzerie d’asporto, veicolo del contagio, ma il Governo me lo impedisce: lancia proclami e decreti ma non lascia carta bianca ai noi sindaci."

Non si dà pace Eugenio Stucchi: davanti agli occhi e nella mente ha ben impresse le immagini delle decine di bare sfilate per le vie del suo paese nelle ultime settimane. E non ha più parole per confortare le tante famiglie segnate dal lutto:  “Io ho la responsabilità dei miei cittadini e mi hanno lasciato solo in prima linea a combattere.”

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