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Scontro Formigoni-Maroni: «La Lega non appoggierà nessuno ai ballottaggi»

Maroni ha replicato stizzito a Formigoni, che si era augurato che i due schieramenti potessero votare uniti ai ballottaggi del 20 di maggio

La segreteria politica della Lega Nord non appoggerà esplicitamente nessun candidato al ballottaggio, come già aveva anticipato il sindaco di Verona Flavio Tosi: "Dove non ci sono i nostri candidati si può appoggiare anche quelli del Pdl, oppure andare al mare. O magari trovare candidati rispettabili anche da altre part", anche nel centrosinistra, "se sono rispettabili, perché no?"

Lo ha ribadito oggi in un comunicato Roberto Maroni: "Non ci sarà nessun apparentamento formale e nessun appoggio a nessun candidato al ballottaggio, lasciando totale libertà di voto ai nostri elettori".

"Ognuno è artefice del proprio destino", ha replicato Formigoni, interpellato durante una conferenza stampa a Palazzo Lombardia. Formigoni non ha voluto commentare direttamente le parole dell'ex ministro dell'Interno, ma ha offerto una valutazione politica complessiva.

"Il mio auspicio rimane quello di ieri", ha detto il presidente della Regione Lombardia, che aveva sollecitato un sostegno reciproco ai ballottaggi delle comunali ai candidati di Pdl e Lega. Formigoni aveva incontrato Maroni lunedì prima dello spoglio elettorale.

Il governatore ha spiegato che però la questione delle alleanze al secondo turno delle amministrative "ieri sera è stata affidata alle segreterie regionali", e in Lombardia per il Pdl se ne occuperanno Mario Mantovani e Viviana Beccalossi.

Il Carroccio, intanto, sembra voler mettere alle spalle il disastro delle amministrative, magari con la speranza di migliorare il proprio bilancio con qualche vittoria nei comuni dove è ancora in corsa per i ballottaggi.

Il partito, dopo gli scandali, vuole iniziare una nuova fase partendo dal successo di Flavio Tosi a Verona. "Un modello per tutto il movimento", l'ha definito Maroni, che ormai sembra guidare il movimento in vista del congresso federale di giugno che potrebbe incoronarlo come nuovo segretario.

Il 'modello Verona' prevede un forte impegno dei militanti sul territorio e l'apertura anche a chi - come si legge sulla Padania - "non ha il fazzoletto verde". Un rinnovamento che vuole chiudere con 'gli uomini con le corna e la barba verde' - confida un parlamentare lumbard - e magari anche qualche regolamento di conti interno.

Nel nuovo progetto, però, sembra non trovare molto spazio Umberto Bossi, che viene relegato nel ruolo di 'padre nobile del leghismo'. Il 'senatur' non ha ancora commentato l'esito del voto. Nella sua ultima uscita pubblica, prima delle elezioni, ha confermato la sua candidatura alla segreteria del partito al congresso di giugno. Ma proprio questa ipotesi incontra lo stop di Tosi.

"L'eretico leghista", forte della sua vittoria a Verona, ha invitato apertamente Bossi a non presentarsi "per il bene della Lega". Parole che appaiono come una rivincita dopo la aperta contrarietà del 'capo' alla richiesta di Tosi di presentarsi con una lista propria. A febbraio si arrivò alla rimozione del primo cittadino scaligero dal ruolo di vicepresidente del 'parlamento padano' e ad un passo dalla sua espulsione dal partito, evitata anche grazie all'intervento di Maroni.

La partita definitiva si giocherà al congresso federale di fine giugno. I maroniani puntano a ritoccare lo statuto per permettere di avere segretario e presidente della stessa regione. Di fatto, significherebbe poter avere Bossi presidente e Maroni segretario, entrambi lombardi, cosa che ora il regolamento vieta.

Questa soluzione dovrebbe, inoltre, essere fatta 'digerire' ai veneti che chiedono più spazio nella cabina di comando del movimento anche alla luce della tenuta leghista in Veneto a fronte della debacle lombarda. C'é poi la questione della segreteria federale veneta.


Tosi punta ad ottenerla sulla scia del suo successo. Ma deve vincere la resistenza dei cerchisti, ancora forti a Padova, Venezia e presenti nella stessa Verona. L'ago della bilancia potrebbe farlo la 'serenissima' Treviso: lo storico leader trevigiano Giancarlo Gentilini ha detto di preferire il capogruppo alla Camera, Gianpaolo Dozzo, anch'egli trevigiano ed estraneo alla competizione tra maroniani e cerchisti.

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