Europee 2014, Maurizio Lupi (Ncd): "Più Europa e meno burocrazia"

Intervista al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, candidato al Nord Ovest con l'asse Ncd-Udc. "Vogliamo che le famiglie italiane paghino i mutui con lo stesso tasso di quelle tedesche e francesi"

Candidato in circoscrizione "Nord Est" tra le fila del nuovo asse di centrodestra Ncd-Udc, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha risposto a una serie di domande poste da Bresciatoday.it.

Ministro dei Trasporti con Enrico Letta. Stessa carica ricoperta con il governo Renzi. Cosa è cambiato tra i due esecutivi? C'è stato uno "scatto" in avanti della politica sul fronte delle infrastrutture?

Renzi ha pigiato sull’acceleratore. Lo scatto è stato più sulle riforme istituzionali, come la legge elettorale, il nuovo Senato, che non nel mio settore, quello delle Infrastrutture. Appena insediato ho detto che il fattore tempo è diventato ormai decisivo, non possiamo più perderne. Per tutte le grandi medie o piccole opere ho fissato delle scadenze entro le quali se l’opera non parte vengono revocati i finanziamenti. Funziona. Opere ferme da anni si sono rimesse in moto. Opere nuove hanno rispettato i tempi fissati. Ho tolto soldi a opere rimaste sulla carta che li tenevano bloccati e li ho dati, ad esempio alle infrastrutture per l’Expo del 2015. Solo la settimana scorsa ho sbloccato altri 141 milioni di euro per i collegamenti con Malpensa, la M4 di Milano, i nuovi parcheggi.

Una delle emergenze nazionali è quella abitativa. Un'emergenza che spesso sfocia in forti tensioni sociali tanto che per diversi giorni una "tendopoli" di gente senza casa si è accampata fuori dal ministero delle Infrastrutture. Qual è la linea del governo per porre un freno al problema delle tante famiglie che non riescono a pagarsi un tetto sulla testa? Non crede che oggi sia necessario un nuovo intervento di edilizia popolare che possa rispondere a quel ceto medio impoverito dalla crisi ed "espulso" dal mercato immobiliare?

Sulla casa ho fatto due decreti. E’ un’emergenza che non possiamo più trattare con strumenti vecchi come il rituale rinnovo della proroga degli sfratti. Ho rifinanziato fondi per i mutui e per gli affitti che da anni non vedevano un euro. Soprattutto ho creato il fondo “morosità incolpevole” per quelle persone che hanno sempre pagato l’affitto e avendo perso il lavoro non riescono più a sostenere questa spesa. Quanto all’edilizia popolare, il problema non è costruire case nuove, ma recuperare quanto c’è. Nel secondo decreto casa, un intervento per un miliardo e 800 milioni di euro, 500 milioni sono per la ristrutturazione di circa 15.000 alloggi popolari oggi inutilizzati. Occorre poi incentivare i proprietari di case sfitte a metterli sul mercato, chi lo fa con un canone concordato pagherà di tasse un cedolare secca ridotta al 10%. Ma nello stesso tempo avrà la certezza dei pagamenti e del ritorno in possesso dell’alloggio a fine contratto. Questo è un altro punto decisivo del mio decreto: la certezza del diritto. Proprio mentre lo Stato aiuta chi è in difficoltà, ribadisce anche che chi occupa abusivamente una casa commette un reato e non può allacciarsi a luce acqua e gas né richiedere la residenza: solidarietà e diritto.

Maurizio Lupi (6)-3Tav e Alitalia. Sono due delle tematiche "calde" con cui deve fare i conti il governo. E anche qui lo scontro con la cittadinanza della Val di Susa da una parte, con le parti sociali dall'altra, è alta. Partiamo dalla questione Tav: è preoccupato per l'alta tensione che si vive in Piemonte? La linea del governo, oggi, è quella del confronto con la popolazione o ormai non c'è più tempo? In poche parole, la risposta del governo ai "No Tav" sarà quella del dialogo o dei blindati?

Non definirei i No Tav la “cittadinanza della valle di Susa”, i due sindaci dei comuni più direttamente coinvolti dal cantiere sostengono il progetto. Progetto che è stato radicalmente cambiato rispetto a quello originario proprio accogliendo le critiche e le osservazioni della cittadinanza. Il problema non è chi si oppone democraticamente alla Tav. Lì il problema sono i violenti, una minoranza che usa strumentalmente la Tav per altri obiettivi sovversivi. Non a caso le indagini della Procura di Torino parlano di rischio terrorismo. Deve essere chiaro a tutti che in un paese democratico si discute, anche a lungo, e poi si prende una decisione. Presa, come è stata presa, perché la Torino-Lione è strategica per il Piemonte, per l’Italia e per l’Europa, lo Stato non torna indietro. Chi si oppone ha il compito di controllare che l’opera venga realizzata rispettando tutti i criteri ambientali di sicurezza, di miglioramento del territorio annunciati. Il dialogo non viene meno, ma chi spara razzi ad altezza d’uomo, chi brucia i camion delle ditte che lavorano per la Tav, chi picchia l’autista del pm Rinaudo… non cerca il dialogo. Lo Stato c’è ed è a fianco dei lavoratori che stanno realizzando un’opera decisiva per il nostro Paese.

Alitalia: riuscirete a salvare la ex compagnia di bandiera? L'accordo con Etihad potrebbe risollevare le sorti del comparto aereo italiano e salvaguarderà i posti di lavoro?

Stiamo lavorando. Giovedì scorso insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Delrio ho incontrato i vertici di Alitalia. Ci hanno riferito della riunione di Abu Dhabi, del piano industriale di Ethiad. Adesso tocca ai soci di Alitalia rispondere entro l’inizio della prossima settimana. Il governo continua a seguire e ad accompagnare la vicenda per quanto di sua competenza: la strategicità del comparto aereo per l’economia italiana e l’occupazione. Aspettiamo. Prima vediamo se le due società raggiungono un accordo e poi affrontiamo il problema ristrutturazione. Ricordo solo che in caso di fallimento, se cioè Alitalia chiudesse, andrebbero a casa tutti.

Mancano pochi giorni alle elezioni Europee: secondo lei l'esito elettorale avrà ripercussioni sul governo di larghe intese? 

Mi auguro che lo rafforzi. Se in Europa vincono i partiti come il Nuovo Centrodestra e il Pd che insieme stanno lavorando per cambiare l’Italia, è un segnale sia di una possibilità di cambiare anche l’Europa, passando da politiche solo di rigore a politiche di crescita e sviluppo, sia per il nostro Paese, perché sarebbe il riconoscimento che la responsabilità di lavorare non per il proprio interesse ma per il bene comune, paga.

La questione della moneta unica è precipitata nella vita quotidiana dei cittadini con la crisi e sempre più voci si sono alzate contro l'Euro. Qual è l'idea dell'asse Ncd-Udc sulla moneta unica? 

A chi vuole uscire dall’euro, più che avventurarmi in discorsi macro-economici sul debito pubblico, l’inflazione, lo spread eccetera, io dico solo una cosa: hai fatto un mutuo per comprarti la casa? Bene, pensa a come crescerebbe.

La sua candidatura nel Nord Ovest risponde non solo al suo percorso passato da "politico lombardo" ma anche a quello di ministro chiamato a portare l'Italia a vincere la sfida dell'Expo di Milano. E' fiducioso sul buon esito dell'Esposizione o teme che la crisi possa giocare un ruolo negativo sul grande evento?

Più che la crisi temo la capacità che abbiamo di farci male da soli buttando a mare un’occasione unica di ripresa non solo per l’economia lombarda ma per tutto il Paese. E’ evidente a che cosa mi riferisco. Io martedì prossimo, 13 maggio, sarò di nuovo a Milano per fare il punto su Expo con il presidente del Consiglio Renzi, il ministro Martina e il Commissario unico Sala. Abbiamo a cuore la riuscita dell’evento. Continuiamo a lavorare e ad aiutare le istituzioni coinvolte perché Expo arrivi pronta all'appuntamento per accogliere i milioni di visitatori che giungeranno da tutto il mondo. Ho sbloccato altri 141 milioni di euro per le infrastrutture (strade ferrovie, parcheggi) che riguardano Expo. Garantire la massima trasparenza dei lavori è impegno nostro e scopo dell'azione della magistratura, ed è il modo migliore per essere a fianco di chi lavora tutti i giorni per la riuscita di Expo.

Come si collocherà il centrodestra "di Alfano" in caso di successo elettorale nel Parlamento europeo? Una forza politica così "europeista" come la vostra è preoccupata dalla crescita nei sondaggi delle forze "antieuropeiste"?

Noi vogliamo più Europa, ma non questa Europa burocratica, che non ci piace. Vogliamo un’Europa che faccia politiche di crescita e non solo di rigore. Vogliamo un’Europa di regole certe uguali per tutti, ma anche di opportunità uguali per tutti. Vogliamo quindi che le famiglie italiane paghino i mutui con lo stesso tasso di quelle tedesche e francesi, che le imprese italiane abbiano la stessa facilità di accesso al credito delle imprese tedesche e francesi. Vogliamo che Lampedusa non sia la frontiera dell’Italia, ma la frontiera di tutto il continente e l’Europa deve farsene carico. Il modo migliore per rispondere agli euroscettici, che sono tanti ma pur sempre una minoranza, non è una difesa astratta dell’europeismo come abbiamo fatto per troppo tempo in Italia usando Bruxelles per risolvere i nostri scontri politici, ma è passare dalle parole ai fatti, lavorare per cambiare questa Europa-guardiano che non ci piace, nell’Europa delle opportunità. Per questo ho accettato di candidarmi, come all’inizio della mia avventura politica a Milano vent’anni fa. E’ stato per passione alla mia città e al bene comune che insieme con altri mi sono impegnato in politica. Prima come consigliere comunale poi come assessore nella prima giunta Albertini. Il lavoro di quegli anni è la migliore testimonianza che insieme si può lavorare per cambiare una città, per migliorarla. Oggi da ministro, dopo sei anni di crisi drammatica, con il governo Renzi stiamo tentando, con coraggio e responsabilità, di cambiare l'Italia. In gioco, prima ancora che l'interesse di un partito c'è il futuro dei nostri figli e delle nostre famiglie. Bisogna muoversi. Ognuno con la propria responsabilità. A me tocca farlo concretamente adesso cambiando il mercato del lavoro, tagliando gli sprechi della pubblica amministrazione e i costi della politica, sostenendo famiglie e imprese, comprendendo che il primo investimento per il futuro sono la scuola e l'università. Con lo stesso impegno si potrà cambiare l’Europa.

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