Italia Sono Anch'io, diritto di voto e cittadinanza: «Priorità assolute»

Il Comitato bresciano consegna le firme a Roma, saranno due le proposte di legge che si spera vengano poi discusse in Parlamento. "I cittadini stranieri contribuiscono in maniera determinante all'economia italiana"

Una piccola standing ovation per tutti quelli che hanno firmato e per tutti quelli che ci hanno creduto fino in fondo, e anche il Comitato bresciano per la campagna per i diritti di cittadinanza L’Italia Sono Anch’io si appresta a consegnare le migliaia di firme raccolte sul territorio da 30 diverse associazioni, tre partiti del centrosinistra, 11 Comuni, da Botticino a Roncadelle. E il coordinamento prezioso delle ACLI, fino all’evento finale di martedì scorso, per un San Valentino un po’ diverso ma di sicuro impegno, nella fredda chiesa di San Cristo in Via Piamarta. “Manca solo la certificazione elettorale – ci spiega Andrea Franchini delle ACLI bresciane – ed entro la prossima settimana manderemo tutte le firme a Roma, al Comitato centrale. Nonostante tutto non possiamo che essere soddisfatti: dati precisi non ne abbiamo ancora, di sicuro abbiamo creato un certo interesse. Da Marcheno a Ospitaletto abbiamo organizzato più di 50 incontri, e tutti molto partecipati, dalle comunità più piccole fino a Brescia. Volevamo sensibilizzare la gente e dare loro nuovi spunti di riflessione. Dovremmo esserci riusciti”.



Per chi ancora non la conoscesse la campagna L’Italia Sono Anch’io nasce per promuovere due proposte di legge di iniziativa popolare: la riforma del diritto di cittadinanza (IUS SOLI) e l’introduzione del diritto di voto amministrativo alle persone regolarmente presenti in Italia da almeno 5 anni. “In molti Paesi europei – si legge in una nota diffusa dal Comitato bresciano – è previsto l’accesso al diritto di elettorato amministrativo anche da parte di chi non sia cittadino. In Italia questo non succede, determinando così una situazione di grave iniquità e discriminazione nei confronti di minoranze sempre più consistenti di persone straniere stabilmente insediate nel nostro Paese”. Una proposta definita prima urgente e poi necessaria, perché pregiudica a un numero sempre crescente di persone “la possibilità di partecipare alle decisioni pubbliche”. Il voto degli immigrati come garanzia di buon Governo, nel pieno rispetto della Convenzione di Strasburgo (5/2/92) sulla “partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale”. Ma non finisce qui: all’impellente necessità della partecipazione pubblica si affianca il tema della cittadinanza, “elemento di primaria importanza nello Stato democratico”.

Rispetto ad altri Paesi non solo europei la legislazione italiana mostra il suo evidente ritardo storico, quando dalle Alpi alle isole in Italia vivono più di 5milioni di persone di origine straniera. “I cittadini stranieri – si legge ancora nella relazione – contribuiscono in maniera determinante allo sviluppo dell’economia italiana e alla sostenibilità del sistema welfare in misura maggiore di quanto comunemente si pensi”. Una realtà viva e crescente, con un’età media sensibilmente inferiore ai cittadini italiani. E ancora: “Molti di loro non hanno mai conosciuto il Paese di origine dei genitori, hanno forme e stili di vita del tutto simili ai coetanei italiani, sono a tutti gli effetti parte integrante della nostra società. Lo IUS SOLI nell’ottica di un percorso giuridico verso la cittadinanza più semplice e più moderno.

Ovviamente se ne è parlato anche martedì sera, in compagnia di Claudio Del Frate (giornalista Corriere della Sera), Roberto Davanzo (Caritas Ambrosiana), Renzo Fior (Emmaus Italia) e Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i Rifiugiati, che purtroppo ha solo sfiorato la conferenza a causa di un ritardo clamoroso del suo aereo. “La maggior parte degli immigrati clandestini in Italia altro non sono che migranti che qualche mese fa non lo erano, vittime di quella legge che senza lavoro non ti concede il permesso di soggiorno. Abbiamo bisogno di un reale governo del fenomeno migratorio, un problema internazionale ma di cui abbiamo avuto e di cui avremo ancora maledettamente bisogno”.

Italia Paese di migranti spesso senza una vera memoria storica, senza il ricordo di quello che è stato un passato più che recente. “Siamo diffidenti, siamo spaventati, abbiamo timore di perdere il nostro benessere e non vogliamo riconoscere quelle persone per quello che sono. Persone, e non braccia, persone, e non semplice forza lavoro. Hanno sogni, desideri, sono il nostro futuro”. E non dimentichiamoci della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (1948), che sancisce e garantisce “il diritto di stabilire la propria residenza dove è più opportuno”. Forse le cose non cambieranno con poco più di 50mila firme, forse sarà la storia stessa a cancellare questi anacronismi. “Non dobbiamo porre limiti alle migrazioni. A differenza dei mercati, i movimenti migratori sanno autoregolarsi”.

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