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Studenti delle superiori in piazza contro crisi, tagli e Ministro Gelmini

"Non possiamo più accettare i metodi impensabili per una democrazia reale con cui questo governo sta distruggendo l'Italia, non possono più rimanere inascoltati, vogliamo un Paese diverso da cui non siamo costretti a fuggire!"

“Non possiamo più accettare i metodi impensabili per una democrazia reale con cui questo governo sta distruggendo l'Italia, le studentesse e gli studenti italiani non possono più rimanere inascoltati, vogliamo essere noi a contare, vogliamo un Paese diverso da cui non siamo costretti a fuggire, che riparta da scuola, università e ricerca per uscire dalla crisi! Per questo il 7 Ottobre le studentesse e gli studenti di tutta Italia scenderanno in piazza”.

Un lungo corteo, da piazzale Garibaldi fino a piazza Loggia, si è snodato per le vie di Brescia questa mattina. Gli studenti delle scuole superiori, provenienti da tutta la provincia, sono scesi in piazza per protestare contro i tagli e la crisi che colpisce anche la scuola, rendendo sempre più esclusivo il mondo dell’educazione e della cultura: “I costi per libri di testo, contributo volontario, ripetizioni, materiale scolastico, trasporti, attività extracurriculari continuano ad aumentare e frequentare la scuola è diventato un privilegio di pochi; chiediamo: la gratuità della scuola pubblica, una legge nazionale sul diritto allo studio che limiti la dispersione scolastica”.

A essere messa sotto accusa anche l’edilizia scolastica: “Un edificio su tre non è a norma, ci siamo stufati di vivere scuole non sicure, con classi pollaio, senza laboratori, palestre e con il rischio continuo di farci male o morire”.

Per quanto riguarda la didattica, invece, la scuola del “rigore e merito” di cui parla il Ministro dell’Istruzione è una lontana chimera a detta degli studenti, per i quali il sistema di valutazione introdotto dalla Gelmini convince sempre più ragazzi ad abbandonare la scuola: “Il voto in condotta, il nuovo sistema di accesso all’esame di stato, il limite di assenze, il numero chiuso all’università sono operazioni inutili e dannose”.

Critiche infine anche alle amministrazioni locali, accusate di considerare gli studenti come dei veri e propri “invisibili”. Si chiedono agevolazioni, trasporti gratuiti e funzionanti e l’abbattimento dei costi per l’accesso alla cultura (cinema, librerie, biblioteche, mostre).
 

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