"Mio papà poteva essere l'ennesima vittima, ma ce l'ha fatta: è come se fosse rinato"

È una storia a lieto fine quella che ci racconta un negoziante di Nave. Il padre di 83 anni ha sconfitto il virus ed è tornato a casa.

Foto d'archivio

È rimasto aggrappato alla vita con le unghie, sconfiggendo il virus che si è portato via tanti suoi compaesani e amici. Federico, infermiere ora in pensione, ha vinto la battaglia più importante. Pochi giorni fa ha lasciato il letto dell'ospedale in cui aveva lavorato tanti anni (il Civile di Brescia) e dove lo scorso 8 marzo era tornato come paziente con Covid-19.

La sua storia a lieto fine infonde tantissima speranza, perché dimostra che anche un 83enne può sopravvivere al Coronavirus.
"Mio papà poteva essere l'ennesima vittima, ma ce l'ha fatta: sembra ringiovanito di 5 anni" ci racconta con la voce colma di gioia il figlio, un negoziante 49enne di Nave . 

Tutto è cominciato tra la fine di febbraio e i primi di marzo: Federico non stava bene, aveva febbre e tosse "ma pensavamo che avesse una delle sue soliti bronchiti, perché soffre di problemi cronici alle vie respiratorie", spiega il figlio. La situazione è poi peggiorata in poche ore: "Sabato 7 marzo abbiamo chiamato per la prima volta il 112, ma ci hanno detto che i sintomi non erano preoccupanti e  di aspettare. Il giorno successivo il papà non riusciva a respirare e quindi abbiamo nuovamente chiamato: in poco tempo è arrivata l'ambulanza che lo ha portato al Civile".

Un viaggio che Federico ha affrontato in totale solitudine. "Da quel momento non abbiamo saputo più nulla - spiega il 49enne -. Il giorno successivo siamo stati contattati dall'ospedale e ci è stato detto che il papà sarebbe stato ricoverato in Chirurgia. Dopo 3 giorni abbiamo saputo che era positivo al Coronavirus. Con tutto quello che si sente sulla debolezza degli anziani in questo periodo pensavamo sarebbe stato difficile per lui farcela e invece ha superato anche questa prova. Forse l'aver sempre praticato molto sport lo ha aiutato. Prima di ammalarsi macinava chilometri in bicicletta: da Nave arrivava fino in piazza Loggia. Sono stati momenti difficili, perché faticavamo a comunicare con lui e con l'ospedale. Ma alla fine siamo riusciti a stabilire un contatto: papà aveva la mascherina per l'ossigeno, ma non era intubato, anche se a fatica e con un filo di voce, riusciva a rispondere alle nostre chiamate."

Prima ancora che arrivasse la conferma della positività al virus del padre, il 49enne ha abbassato la serranda della sua tabaccheria e si è messo in isolamento.

"Abbiamo saputo che il papà era positivo solo alcuni giorni dopo il ricovero, nessuno ci ha detto di stare in isolamento o in casa. Nel dubbio io avevo già deciso di chiudere la tabaccheria per precauzione e senso civico. Ciascuno di noi deve fare la propria parte, noi per primi, abbiamo ritenuto che questo momento andasse affrontato con responsabilità. Chiudendo ho anche rischiato di essere sanzionato dal Monopoli di Stato." Poi il commerciante si è messo in quarantena, ma senza che nessuna autorità glielo imponesse. 

Nel frattempo Federico non era solo. Il suo 'angelo' si chiama Cristina, un medico specializzando del Civile: "Si è presa cura di mio papà non solo dal punto di vista clinico, ma anche da quello psicologico. Gli è stata vicina, in tutti i modi possibili, quando noi non potevamo farlo. A lei e a tutti i medici che hanno curato il  papà va la nostra immensa gratitudine."

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Qualche giorno fa l'83enne è tornato a casa, ma ancora non ha potuto riabbracciare il figlio o la moglie, perché  è in isolamento: "Ho scambiato qualche parola con lui dal balcone e sembra un'altra persona: è come fosse rinato, forse l'aver vinto questa battaglia gli ha dato nuove energie. Ha visto tante persone andarsene, tra cui la vicina di letto ed è consapevole di essete stato davvero molto fortunato. Nella zona dove abita papà altre tre anziani sono risultati positivi al Coronavirus e due non ce l'hanno fatta." 

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