Coronavirus: "Non siamo fuori dall'epidemia, rischi altissimi dall'effetto euforia"

Le parole di Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di Sanità

Foto d'archivio

Allerta massima, mantenere tutte le misure di distanziamento sociale e anti-contagio, non lasciarsi andare ad atteggiamenti imprudenti dovuti all'euforia per la fine del lockdown. Lo ripete ormai da tempo Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di Sanità, e anche oggi lo ribadisce sulle pagine del Corriere della Sera: ''Non siamo assolutamente fuori dall'epidemia. Ci siamo ancora dentro. Non vorrei che venisse a mancare la percezione del rischio e che riprenda il naturale corso delle aggregazioni''. 

La Fase 2 è iniziata da poco più di 24 ore, ma, per i primi bilanci, sarà necessario attendere almeno una decina di giorni: ''Siamo in trepida attesa - osserva ancora Rezza -. Dopo la Cina, l'Italia ha attuato il lockdown più intransigente del mondo occidentale, non paragonabile a quelli più soft di Francia e Spagna. Ci troviamo a sperimentare una nuova situazione. Avremmo preferito muoverci sulla base di altre esperienze''.

In questo momento, quello che bisogna evitare è un secondo lockdown: sarebbe una catastrofe per la nostra economia.  Ma, in caso di un aumento dei nuovi contagi, si cercherà di seguire una strategia più tempestiva e mirata: ''Fare chiusure frammentate, creare tante zone rosse anche di minima ampiezza. Blindare subito le aree regionali colpite da focolai in modo da soffocarli sul nascere. Nella fase 1 hanno funzionato. I blocchi a termine sono efficaci e più digeribili dalla popolazione'', aggiunge il dirigente dell'Iss. ''Si è cercato - continua - di regolamentare tutti gli ambiti della ripresa delle attività ma il fatto che si creino maggiori occasioni di contatto fra le persone è un elemento che favorisce la trasmissione. Pensiamo ai trasporti dove, per quanto si usino tutte le cautele possibili, si creano inevitabilmente delle interazioni tra uomini''.

Sulle colonne del Messaggero, Rezza ha poi aggiunto: "Partiamo sempre da un elemento: i casi positivi che compaiono oggi nei dati sono risalenti a contagi di qualche settimana fa. Il problema è capire cosa succede ora. Per consolidare questi risultati bisognerebbe essere molti cauti. Io sono molto preoccupato per due motivi. C'è un effetto di mobilità della popolazione che un minimo di rischio lo comporta. Fino ad oggi abbiamo vissuto in una campana di vetro, la trasmissione del virus era solo intra familiare o in strutture come le Rsa. E poi mi spaventa l'effetto euforia''.

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Infine, l'esperto parla anche degli spostamenti da Nord a Sud: ''Mi preoccupano. Spero non sia un esodo biblico. I governatori del Sud hanno chiesto un isolamento domiciliare per chi rientra. Spero prevalga buon senso, responsabilità e desiderio di non mettere a rischio un proprio familiare. Non posso essere ottimista fino a quando il virus è in giro e non c'è un vaccino''.

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