Coronavirus, l'Iss: «Gli animali vanno isolati dai padroni infetti»

La sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2.

Gli animali non trasmettono il contagio all'uomo, ma - occasionalmente - può avvenire il contrario. Importantissimo nuovo chiarimento pubblicato nella giornata di ieri dall'Istituto Superiore di Sanità, che mette nero su bianco i risultati di alcune sorveglianze veterinarie e di alcuni studi sperimentali: «questi confermerebbero la suscettibilità del gatto, del furetto e, in misura minore, del cane all’infezione da SARS-CoV-2.» Ancora non ci sarebbero evidenze per gli animali "da reddito", anche se già nella giornata di ieri Ilaria Capua, docente dell'Università della Florida, ha ammesso che tale eventualità potrebbe rappresentare un enorme problema.

L'ISS precisa innanzitutto che a fronte di 800mila umani contagiati (il dato è riferito a ieri mattina), i casi documentati di positività da SARS-CoV-2 negli animali da compagnia sono solamente quattro, due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. In tutti i casi, all'origine dell'infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da COVID-19.

Gli effetti del virus sugli animali contagiati sono stati descritti dallo stesso ISS: «Le evidenze disponibili suggeriscono che l’esposizione degli animali a SARS-CoV-2 possa dare luogo a infezioni asintomatiche/paucisintomatiche, ovvero manifestarsi con malattia vera e propria. Nei due cani e nel gatto osservati ad Hong Kong, l'infezione si è evoluta in forma asintomatica. Il gatto descritto in Belgio ha, invece, sviluppato una sintomatologia respiratoria e gastroenterica a distanza di una settimana dal rientro della proprietaria dall'Italia. L'animale ha mostrato anoressia, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e tosse ma è andato incontro a un miglioramento spontaneo a partire dal nono giorno dall'esordio della malattia. Il rapporto realizzato dal Comitato scientifico istituito presso l'Agenzia federale Belga per la Sicurezza alimentare segnala che nel vomito e nelle feci dell'animale era presente un'elevata carica virale. Questo rilievo unitamente ai sintomi clinici, fa ipotizzare che l'animale, dopo essere stato esposto al contagio da parte della sua proprietaria, sia andato incontro a una infezione virale produttiva, ovvero accompagnata da una attiva replicazione del virus».

Quattro casi, ma per ora nessun animale domestico è morto per il virus: «Essendo SARS-CoV-2 un virus nuovo, occorre intensificare gli sforzi per raccogliere ulteriori segnali dell’eventuale comparsa di malattia nei nostri animali da compagnia, evitando tuttavia di generare allarmi ingiustificati. Vivendo in ambienti a forte circolazione virale a causa della malattia dei loro proprietari, non è inatteso che anche gli animali possano, occasionalmente, contrarre l'infezione. Ma, nei casi osservati, gli animali sono stati incolpevoli “vittime”». 

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«La raccomandazione generale - prosegue la nota dell'ISS - è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l'esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente, così come si richiede agli altri membri del nucleo familiare. Gli organismi internazionali che si sono occupati dell'argomento raccomandano di evitare effusioni e di mantenere le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo».

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