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Coronavirus, quando il contagio avviene al lavoro: 28mila casi, il 35% in Lombardia

Secondo le denunce raccolte dall'Inail tra la fine di febbraio e il 21 aprile, sono più di 28mila i casi di contagio da Covid 19 di origine professionale. Quasi la metà riguarda “tecnici della salute”

Non è certo una novità, ma i dati dell'Inali confermano che migliaia e migliaia di contagi sono avvenuti nei luoghi di lavoro. Non tanto nelle fabbriche, ma negli ospedali, nelle Rsa e Rsd. Sono ben 28mila, in tutto lo Stivale, le persone che hanno contratto il Covid-19 mentre lavoravano. Questa la dimensione del fenomeno stando allo studio dell'Inail sui contagi di origine professionale, raccolti tra la fine di febbraio e il 21 aprile. 

Il 45,7% riguarda la categoria dei 'tecnici della salute', che comprende infermieri e fisioterapisti. Al secondo posto ci sono gli operatori socio-sanitari (18,9%). Seguono i medici (14,2%), gli operatori socio-assistenziali (6,2%) e il personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (4,6%).

Dal primo report dell'Istituto dedicato al fenomeno delle infezioni sul lavoro da Covid-19 emerge anche che i casi mortali da contagio sono stati 98 (52 in marzo e 46 in aprile) pari a circa il 40% del totale delle morti sul lavoro denunciate all'Inail nel periodo preso in esame.

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"I nostri dati - spiega il presidente dell'Inail, Franco Bettoni - confermano la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario, al quale l'Istituto riconosce la presunzione semplice di origine professionale dell'infezione. Con l'avvio della fase 2 dell'emergenza, continueremo a monitorare l'andamento delle denunce di contagio sul lavoro da nuovo coronavirus, anche allo scopo di ricavare informazioni utili per le indicazioni da fornire per le misure di prevenzione necessarie con la graduale ripresa delle attività produttive. Nel frattempo, tutti i casi accertati di infezione contratta in occasione di lavoro e in itinere continueranno a essere tutelati dall'Istituto come infortuni, già a partire dal periodo di quarantena''.

Il 35,1% dei casi in Lombardia

Prendendo in considerazione le diverse attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale, in cui rientrano ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% dei casi di contagio sul lavoro da Covid-19 denunciati all'Inail, mentre a livello territoriale quasi otto denunce su 10 sono concentrate nelle regioni dell'Italia settentrionale: il 52,8% nel Nord-Ovest (35,1% in Lombardia) e il 26,0% nel Nord-Est (10,1% in Emilia Romagna). Il resto dei casi è distribuito tra Centro (12,7%), Sud (6,0%) e Isole (2,5%).

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La maggior parte sono donne

Il 71,1% dei contagiati sul lavoro sono donne e il 28,9% uomini, con un'età media di poco superiore ai 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini). Tra gli infermieri e gli altri tecnici della salute, in particolare, più di tre denunce su quattro sono relative a lavoratrici. Il 12,6% dei casi riguarda invece lavoratori stranieri, tra i quali la percentuale delle donne è pari all'80%. Concentrando l'attenzione sui 98 casi mortali denunciati, il rapporto tra i generi si inverte. I decessi dei lavoratori, infatti, sono stati 78, quelli delle lavoratrici 20, con un'età media pari a 58 anni sia per gli uomini che per le donne.

Come sottolineato nel report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell'Istituto, i dati sulle denunce di infortunio da Covid-19 sono provvisori e il loro confronto con quelli rilevati a livello nazionale dall'Istituto superiore di sanità richiede molta cautela, sia per la maggiore complessità nella trattazione delle denunce che deriva dall'attuale contesto di emergenza, sia per il fatto che la platea Inail, riferita ai soli lavoratori assicurati, non comprende categorie particolarmente esposte al rischio di contagio, come quelle dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti.

Fonte: Today.it


 

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