Montichiari: l'ex caserma per smistare i profughi del Nord Italia

Solo voci e solo ipotesi ma che tengono banco sui quotidiani nazionali e locali: l'ex caserma Serini di Montichiari come centro di smistamento dei profughi del Nord Italia, fino a 600 alla volta. L'antico amore della Lega

L'ingresso della Serini

Puntuale come il caldo solleone di luglio anche il tema della caserma Serini di Montichiari torna prepotentemente di attualità, location citata dalla stampa nazionale e locale come possibile centro di smistamento lombardo – ma non si esclude l'ipotesi di coprire tutto il Nord Italia – per i profughi in arrivo dalle zone di guerra e di povertà. L'avrebbe annunciato il traballante ministro Angelino Alfano, ad un anno esatto – giorno più, giorno meno – dall'annuncio del 2014 quando invece era stata la Prefettura ad ipotizzare un centro di raccolta bresciano.

Ancora una volta ballano i numeri: l'ex caserma Serini, non troppo lontano dall'aeroporto, potrebbe essere in grado di ospitare tra le 400 e le 600 persone. Certo non giace in condizioni d'eccellenza, anzi: abbandonata da anni non sarebbe dotata né di acqua né di corrente elettriche, e anche le mura non sarebbero più così solide e rassicuranti.

Altro tema caldo – più volte ribadito dal sindaco di Montichiari, che ricordiamo ha vinto le elezioni con una coalizione di centrosinistra – il 'tasso migratorio' già elevato in paese, un Comune che cresce a ritmi di record – ha da poco sforato i 28mila abitanti – anche grazie agli immigrati, che potrebbero rappresentare addirittura più del 20% della popolazione complessiva.

Certezze comunque non ce ne sono: perfino l'Enac, l'ente regolatore del trasporto aereo in Italia, e in teoria 'titolare' dell'ex caserma, al momento non sarebbe stato informato di nulla. Della caserma Serini se ne parla in realtà da anni: nel 2011 era stato il leghista Fabio Rolfi – allora vicesindaco di Brescia – a dirsi favorevole per l'utilizzo della struttura per il trasferimento dei profughi.

L'aveva addirittura definita come “la struttura migliore”, suggerendone pure la conversione “a CIE, Centro di Identificazione ed Espulsione, struttura di cui la nostra Provincia ha davvero bisogno”.

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