Regionali Lombardia 2013 Rivoltella

Regionali, il PDL di Cavalli: «Buon governo di Formigoni in questi anni»

L'ex presidente della Provincia di Brescia (per due mandati) ora candidato alla Regione con il PDL che fu di Roberto Formigoni: l'abbiamo incontrato nel corso della sua ultima uscita desenzanese, a Rivoltella

Tu chiamale se vuoi emozioni, come cantava Lucio Battisti, quelle che forse hanno trascinato Alberto Cavalli nel corso della sua apparizione a Desenzano del Garda, la scorsa settimana a Villa Maria di Rivoltella, accompagnato da Maria Stella Gelmini e Alessandro Mattinzoli. Candidato alle Regionali per il PDL, è proprio di elezioni che parla: “Meglio votare con la testa, senza avere fretta. Anche se si ha un po’ di vergogna quando si sta troppo tempo nel seggio, in quel posticino lì”. E ancora, sulle dinamiche del voto, “lo strumento che l’elettore conquista quando ci sono le elezioni, ma poi perde quando i politici non si fanno più vedere”.

Niente di grave, in fondo questo l’hanno già detto tutti. Ma perché credere ancora nello strumento elettorale? “Sono elezioni importanti perché arrivano dopo un periodo davvero difficile – ci spiega proprio Cavalli, già presidente della Provincia di Brescia (per due mandati) e già sottosegretario di Roberto Formigoni in Regione – Elezioni che segneranno l’inizio di una nuova stagione, per noi nella medesima alleanza ma con figure nuove. In generale, il ripetersi del confronto tra la scelta liberale, ancorata ai valori della fede, e la scelta della sinistra, statalista e poco attenta ai valori dell’impresa e della famiglia”. E perché ancora Cavalli? “Mi è sembrato importante impegnarmi ancora, portare il mio contributo a seguito della positiva esperienza in Provincia, esperienza maturata negli anni e in un’amministrazione che ha dato prova di un grande senso di responsabilità, con risultati più che concreti”.

Nel mezzo di una crisi che non finisce: “Siamo consapevoli che se non si affronta con le giuste ricette la stagione che si apre il futuro non potrà che essere oscuro. Dobbiamo ricominciare a produrre ricchezza, anche per continuare ad erogare i servizi. In questo proseguire con il metodo lombardo, proseguire con la strategia di riduzione del carico fiscale e della burocrazia”. Attenzione ai bisogni, soprattutto del Nord: “Non è una scelta egoista, anzi. Se si ferma la locomotiva poi soffrono anche gli ultimi vagoni. Per questo vogliamo trattenere il 75% delle tasse in Lombardia”. Ma non era uno slogan leghista? “Non più, ora questo è il nostro programma comune, il programma del nostro candidato presidente”. Una sfida nella sfida, per dirla alla calcistica, perché il coordinatore Mario Mantovani ha già esortato i suoi, “vincere con la Lega ma prendere più voti di loro”, e dall’altra parte il Matteo Salvini della Lega l’ha ripetuto ieri, “Formigoni per noi è una pagina che appartiene al passato”.

Altra parola d’ordine, l’Europa. “E’ impossibile uscirne – continua allora Cavalli – ma non lo dico con amarezza. Siamo qua e ci siamo dentro, fisicamente, storicamente e culturalmente. Quello che vogliamo è un’Italia più forte, in grado di rispondere a quelle che sono state le politiche del Governo dei professori, le politiche alla tedesca. Se USA, Giappone e Gran Bretagna si comportano in modo diametralmente opposto all’Europa forse non stanno sbagliando loro, stiamo sbagliando noi”. E sul PPE che avrebbe indicato Mario Monti come “il candidato italiano”, Cavalli risponde di non aver mai udito dichiarazioni ufficiali ma solo “qualche opinione da parte di singole personalità”.

Torniamo infine alla Lombardia, dove politicamente è impossibile non parlare delle indagini che coinvolgono Roberto Formigoni. “Il silenzio è d’oro, tanto più a distanza così ravvicinata dal voto. Sicuramente i lombardi non possono dimenticarsi dei risultati positivi conseguiti dal buon governo di Formigoni in questi anni. L’ho detto, la Lombardia è una Regione modello, con i conti in ordine e una sanità d’eccellenza”. Il giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini ha detto che l’elettore medio italico ha la memoria di un pesce rosso, poco più di quattro secondi e mezzo. Se per il PDL questo è un bene o un male, lo scopriremo solo il prossimo 26 febbraio.

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