Finanziamento illecito, l'accusa a Bonometti: 31mila euro a Lara Comi di Forza Italia

Nei guai l'europarlamentare di Forza Italia insieme al presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti

E' Lara Comi la candidata di Forza Italia alle elezioni europee del 26 maggio indagata per un presunto finanziamento illecito (di 31 mila euro) ricevuto dal presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti. Quest'ultimo è stato sentito dai magistrati nel pomeriggio di martedì come persona informata dei fatti, ma poi è stato iscritto nel registro degli indagati, insieme appunto all'europarlamentare uscente (e ricandidata) di Saronno.

Secondo gli investigatori il finanziamento si sarebbe configurato attraverso un meccanismo inedito. I 31 mila euro figurano come il corrispettivo di un testo scritto di alcune pagine che però si ritroverebbe online, scaricabile, su un sito dedicato alle tesi di laurea. Quindi una prestazione fittizia che nasconderebbe in realtà un'elargizione di denaro per la campagna elettorale senza dichiararlo esplicitamente.

La fattura contestata è stata emessa da Omr Holding (l'azienda di Bonometti) in favore di Premium Consulting, di cui Lara Comi è socia, nel mese di gennaio del 2019. Dell'approfondimento della posizione della Comi si era già parlato e l'interessata aveva smentito finanziamenti illeciti. Lo stesso meccanismo (denaro in cambio di testi) sarebbe stato usato da altri due imprenditori. Uno di questi avrebe pagato 40 mila euro un testo scaricabile anche online nonostante la sua azienda fatturi annualmente appena 200 mila euro.

Si tratta di un filone della maxi-inchiesta della direzione distrettuale antimafia che ha portato a decine di misure cautelari tra cui l'arresto per i due politici di Forza Italia Fabio Altitonante (ai domiciliari) e Pietro Tatarella (in carcere). Una delle figure centrali dell'inchiesta è quella di Nino Caianiello, di fatto plenipotenziario di Forza Italia a Varese, che "pilotava" le nomine pubbliche e, tra l'altro, avrebbe tentato di corrompere il neo presidente della Lombardia Attilio Fontana, che poi è stato indagato (per abuso d'ufficio) per un altro episodio ed è stato già sentito dai magistrati. La vicenda che coinvolge Fontana riguarda un posto in Regione per Luca Marsico, suo socio di studio.

L'azienda che assume 'ndranghetisti

Un'altra figura centrale dell'inchiesta della Dda è quella dell'imprenditore corsichese Daniele D'Alfonso, che dalle carte appare perennemente "a caccia" di appalti per lavori pubblici. Da una parte, secondo l'accusa, avrebbe messo a libro paga (a 5 mila euro al mese più vari benefit) il consigliere comunale di Forza Italia Pietro Tatarella (che nel frattempo, dal carcere, si è dimesso dal ruolo, ma resta candidato alle elezioni europee del 26 maggio), il quale avrebbe ricevuto anche finanziamento elettorale illecito, accusa mossa anche al collega di partito Fabio Altitonante. E dall'altro, D'Alfonso avrebbe di fatto consentito ad una famiglia della 'ndrangheta (i Molluso) di entrare in azienda con sempre maggiori poteri decisionali.

Fonte: Milanotoday.it

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