Addio all'ex ministro Giovanni Prandini

Giovanni Prandini

E’ morto all’età di 78 anni l’ex ministro bresciano Giovanni Prandini. Nato a Calvisano il 22 gennaio 1940, è stato un importante esponente della Dc nel corso degli anni ’80, quando ricoprì il ruolo di Ministro della Marina Mercantile (1987-88) e di Ministro dei Lavori Pubblici (1989-91). È stato inoltre Sottosegretario di Stato per il commercio estero nel primo governo di Bettino Craxi. 

La sua carriera fu travolta dalle inchieste di Mani Pulite, che sancirono la fine della “Balena bianca”. Restò in Parlamento fino al 1994. Nel 2001 fu condannato a 6 anni e 4 mesi per le tangenti sugli appalti Anas. La sentenza venne annullata in Appello nel 2003 (il Tribunale dei Ministri aveva agito erroneamente nel duplice ruolo di gip e di pm), mentre 2 anni dopo tutte le accuse caddero “per inutilizzabilità degli atti processuali”. Gli scandali giudiziari gli valsero comunque il soprannome di "Prendini”.

Nel febbraio 2010 è stato inoltre condannato dalla Corte dei Conti ad un risarcimento di 5 milioni di euro per aver deliberato con trattativa privata ben 449 appalti, che avrebbero causato un maggiore esborso di 320 miliardi di lire durante il suo mandato da Ministro dei Lavori Pubblici: “Sono nullatenente - dichiarò dopo la sentenza - al massimo possono pignorarmi un quarto della pensione”.

In politica sono tuttora attivi i suoi figli: Ettore, presidente di Coldiretti a Brescia e in Lombardia, e Giovanna, presidente di Brixia Forum, la società a cui fa capo la fiera di Brescia. 
 

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Commenti (2)

  • che notiziona...non dormirò più la notte adesso che abbiamo saputo che è morto.. bravissimi soprattutto i figli a fare gli imprenditori con i nostri soldi

  • Avatar anonimo di Alessandro Davoli
    Alessandro Davoli

    Giovanni Prandini era al centro del sistema delle tangenti sui lavori pubblici. I diversi PM che indagarono sui “ringraziamenti” raccolti da personaggi come l’ex senatore massone Franco Bonferroni, per conto del ministro Prandini, scoprirono che in circa un anno e mezzo arrivarono negli uffici romani del Ministero dei Lavori Pubblici, qualcosa come seicento miliardi di Lire. Il segretario del ministro, dopo quindici giorni in una cella di San Vittore, confessò al Pm Antonio di Pietro che a un certo punto avevano avuto problemi di spazio per le decine e decine di scatoloni pieni di banconote, accatastati contro una parete dell’ufficio del ministro ! Una quantità tale da poter riempire un camion. Grazie alle coperture e complicità politiche e massoniche il ministro fu dimesso e dopo tre mesi ai domiciliari, se la cavo senza altre condanne. Non fu sequestrato nulla del suo immenso patrimonio immobiliare ne’ dei denari accumulati sui suoi conti correnti, in Italia e all’estero. Quando si dice “Giustizia di Stato ... corrotto e massonico ... Saluti. 

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