Nella Gianico d’amianto «la volontà popolare è soltanto uno slogan»

Uno studio dell'Università di Tor Vergata 'piazza' la Valcamonica al secondo posto per i morti di tumore in Italia. Il Comitato No Amianto: "L'impianto di Gianico è una criticità mastodontica, non sono previsti controlli"

Un silenzio inquietante circonda il progetto del nuovo impianto di trattamento e intertizzazione d’amianto previsto nell’area delle ex ferriere Scabi a Gianico, nel cuore dell’eterna Valcamonica. Non è il silenzio dei cittadini, dei sindaci o dell’ormai noto comitato No Amianto Vallecamonica, in grado tra l’altro di raccogliere più di 20mila firme per cementare un’assodata contrarietà collettiva, è il silenzio della Regione Lombardia. “Siamo preoccupati – ci raccontano proprio dal Comitato – perché la seconda Conferenza dei Servizi era stata annunciata ancora sei mesi fa, con tanto di sopralluogo da parte del Consiglio Regionale. In Regione è successo quello che tutti hanno visto, l’iter sembra essersi bloccato. Ma siamo convinti che si sia tutto fermato solo per l’avvicinarsi delle elezioni, e che poi tutto possa riprendere a giochi già fatti. Lo sanno anche loro: le 20mila persone che hanno firmato poi votano anche”.

Domenica scorsa l’ennesima manifestazione a cui hanno partecipato gli attivisti del Comitato, il progetto è fermo ma non per questo è stato cancellato, e la preoccupazione rimane. “Il progetto non prevede che blande forme di controllo – ci racconta Alessio Domenighini – e alle nostre specifiche richieste di analisi ASL e ARPA hanno risposto negativamente, perché non hanno né le apparecchiature né il personale. Se quindi l’impianto si dovesse davvero realizzare tutto rimarrebbe nelle ‘oneste’ mani del gestore industriale. Il nostro non è un semplice allarme procurato, è un’inquietudine che ci accompagna. Il progetto d’impianto prevede una lavorazione di 96mila tonnellate d’amianto all’anno, tutto materiale macinato sul posto per essere poi trasformato in materiale inerte da utilizzare nei modi più svariati. Un impianto gigantesco basato su un procedimento mai concretamente applicato in Italia e in Europa”.

Un processo di lavorazione ovviamente complesso: dato 100 il peso del ‘pezzo’ originale il risulto si attesterebbe sul 60% del peso iniziale, con un 40% circa che andrebbe invece volatilizzato. “Per garantire la corretta intertizzazione – ancora Domenighini – i forni devono lavorare ad un minimo di 1200 gradi. Ma se non ci sono i controlli? Chi ci garantisce che i forni, per risparmiare combustibile, non brucino invece a 900 o 1000 gradi? Stessa cosa per quello che riguarda i filtri: sono molto costosi ma devono essere cambiati almeno una volta ogni tre giorni. E se di giorni ne passano sei? Per non parlare poi dell’impatto dei camion, forse 30 o forse 50 al giorno, che trasporterebbero avanti e indietro il materiale, con un elevato rischio di incidenti. Noi non vogliamo fare i talebani, quelli che dicono no a tutto. Ma non possiamo rinunciare alla cosa più importante, non possiamo rinunciare alla salute”.

Un recente studio firmato Università di Tor Vergata confermerebbe la cattiva condizione della Valcamonica in generale: nella graduatoria italiana sulle morti per tumore il territorio in questione sarebbe addirittura al secondo posto, e si giocherebbe la tragica pole position. “Provate a immaginare allora le conseguenze di una criticità mastodontica come un impianto di trattamento d’amianto. Un apparato che tra l’altro, in prospettiva, dopo un certo numero di cicli potrebbe pure essere ampliato”.

Il coro dei contrari comprende in realtà anche “il 90% delle amministrazioni locali” e pure la presidenza della Comunità Montana. “Un dato rilevante e che purtroppo abbiamo incassato – prosegue però il Comitato – è che non esiste alcun vincolo d’ascolto per le comunità locali. La volontà popolare diventa uno slogan da sbandierare solo durante la campagna elettorale, nella realtà dei fatti i cittadini non hanno voce in capitolo. La decisione finale spetta soltanto alla Regione, e ad oggi non sappiamo ancora in che direzione vogliono muoversi”.

Nelle ultime settimane il No Amianto Vallecamonica ha inviato precise richieste ai candidati alle Regionali, e di tutti i partiti. “Non tutti ci hanno risposto”, sorride Domenghini con un po’ di amarezza. “Ci sono tanti soldi, e tantissimi interessi dietro al progetto ex Scabi. Soldi e interessi che da noi valgono come pericoloso precedente, questo è il modo d’essere dell’ultima Italia, questo è il modo d’essere del tanto vantato modello lombardo. E già si parla della movimentazione, del movimento terra, delle connivenze con la ndrangheta. In fin dei conti, non ci viene a mancare proprio nulla”.

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