Cronaca Gianico

Amianto in Val Camonica: 20mila firme per fermare l’impianto di Gianico

Sabato in Piazza Roma il Comitato chiama alla raccolta fondi: "Il patrimonio della Valcamonica va tutelato e difeso, contro ogni operazione che metta a rischio il suo sviluppo e la sua valorizzazione". Regione e Provincia stanno in silenzio

Sono passati cinque mesi dalla prima Conferenza dei Servizi in Regione Lombardia per la valutazione del progetto di smaltimento di rifiuti d’amianto a Gianico. In quella sede sono state portate le posizioni nettamente contrarie degli amministratori locali, e le osservazioni critiche degli enti che hanno partecipato. Il Comitato No Amianto di Valle Camonica nel frattempo ha lavorato per informare i cittadini circa la pericolosità di questa proposta per la salute, per la salvaguardia dell’ambiente e per le ricadute negative sullo sviluppo turistico del territorio.

“Il patrimonio storico, culturale e ambientale della Valle Camonica – fanno sapere dal Comitato – va tutelato e difeso contro ogni operazione che metta a rischio il suo sviluppo e la sua valorizzazione”. Su questa linea la presa di posizione rispetto all’evento di sabato 16 giugno a Capo di Ponte, ideato per promuovere il sito UNESCO della Valcamonica, in presenza di autorità e ricercatori: “Non dimentichiamo che una spada di Damocle minaccia questo sito e l’intero territorio camuno, fino a quando non verrà bloccato il progetto di trattamento rifiuti d’amianto di Gianico”.

Sabato in Piazza Roma, proprio a Gianico, una manifestazione popolare (con tanto di spiedo e di raccolta fondi), diretta conseguenza di quella campagna di sensibilizzazione dei cittadini che in pochi mesi ha portato la bellezza di 20mila firme. “A Roma la discarica di Corcolle è stata bloccata per la presenza nelle vicinanze della preziosa Villa Adriana. Chiediamo che in Valle Camonica l’impianto di trattamento dei rifiuti d’amianto sia bloccato, anche per la presenza diffusa sul territorio di siti preistorici, dichiarati patrimonio dell’UNESCO nel lontano 1979, i primi in Italia”.

Tutte quelle firme, e una doppia richiesta che non accoglie trattative: fermare il progetto sperimentale, primo in Europa, di intertizzazione dei rifiuti d’amianto, “per la sua pericolosità e i danni che causerebbe all’intero territorio”, e che finalmente “tutti gli amministratori, nelle loro competenze, agiscano per tutelare il territorio e i cittadini dall’assalto di interessi privati”. Quasi un’utopia in terra lombarda, e infatti la Provincia “non ha tuttora assunto una posizione ufficiale”, e la Regione deve ancora svolgere quel sopralluogo di valutazione (promesso da tempo) sul sito segnalato dal progetto: “Abbiamo aspettato e aspettato. Invece, nulla e silenzio”.

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