Polenta e salame, burro e casoncelli: le migliori osterie bresciane

Pubblicata l'edizione 2020 della guida Osterie d'Italia di Slow Food: sono 6 i locali bresciani che si sono meritati la Chiocciola, il massimo riconoscimento

Foto instagram@trattorialamadia

Un “malloppo” di quasi un migliaio di pagine, che locale dopo locale racconta 1656 osterie recensite, su un totale di oltre 2000 ristoranti visitati e testati anonimamente, con 184 nuove segnalazioni, 268 osterie con la Chiocciola (il massimo riconoscimento: ci sono anche 6 bresciani) e 399 osterie considerate un “must” per l'ampia selezione di vini: sono questi i numeri della nuova guida “Osterie d'Italia” di Slow Food, edizione 2020, in pista ormai da 30 anni esatti. Un bel traguardo.

Presentata a Milano, insieme ad alcune delle osterie premiate: “Gli osti sono le facce più belle del nostro Paese – ha detto Carlo Bogliotti, amministratore delegato di Slow Food Editore – Varcando la soglia di un'osteria si respira subito l'aria del luogo, perché è sincera”. “La salvaguardia del patrimonio delle osterie si deve in grande misura a questa guida – ha aggiunto Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food – Mentre in tutta Europa la ristorazione popolare perdeva smalto, in Italia le osterie sono diventate un paradigma da imitare”.

Le migliori osterie bresciane

Come anticipato qualche riga fa, sono 6 le osterie bresciane inserite nella guida 2020 che si sono meritate la Chiocciola, ovvero il massimo riconoscimento, il punteggio più alto: tutte insieme vanno a comporre la ricca squadra lombarda, fatta di una ventina di indirizzi, tra le più rappresentate in Italia insieme a Veneto, Emilia Romagna e Toscana. 

In ordine alfabetico, tra i locali bresciani si segnala l'osteria Al Resù di Lozio, new entry lo scorso anno, l'osteria Da Sapì di Esine, che invece è new entry dell'edizione 2020, e poi alcuni grandi classici come l'osteria La Madia di Brione, l'osteria Lamarta di Treviso Bresciano, l'agriturismo Le Frise di Artogne, la storica Osteria della Villetta di Palazzolo sull'Oglio, tra l'altro inserita anche nel prestigioso elenco dei locali più longevi d'Italia (aperta ormai da più di un secolo).

La filosofia Slow Food a tavola

Dunque è anche nelle osterie bresciane che la filosofia Slow Food (letteralmente, mangiare piano) trova la sua massima espressione: piatti tradizionali o rivisitati, dai casoncelli al coniglio, le farine per la polenta fatta a mano, la gallina ripiena e il pollo nelle sue decine di sfaccettature, la quaglia e il piccione, e ancora lo spiedo, il burro quanto basta, i formaggi e i vini, rossi e bianchi e non solo, spesso con tradizioni plurisecolari, salumi di ogni forma, misura e sapore.

“La buona cucina mantiene giovani”, scrive ancora Slow Food: volto noto a livello internazionale, è un'associazione no profit impegnata – dicono – “a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambienti ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali”. Ad oggi la chiocciola di Slow Food è presente in più di 150 Paesi del mondo.

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