Il progetto alternativo per il Parco delle Cave

La proposta del Codisa per la riqualificazione dell'area contestata, a basso impatto ambientale ed economico: "Una grande occasione per tutta la città, per usufruire di un ampio parco che si diffonde nella pianura"

La mappa delle cave

Nell’esposto presentato dal Comitato Difesa Salute Ambiente San Polo vengono elencate tutte le specie considerate protette non solo dalla legge italiana ma anche dalle direttive comunitarie, e si ricordano agli enti e alle istituzioni contattate e interessate che le aree del cosiddetto Parco delle Cave devono essere sottoposte a regime di tutela dell’ambiente, dell’habitat e delle specie animali presenti.

In dettaglio, il Codisa chiede un’indagine per far sì che anche nelle altre zone interessate (e non solo nell’ATE 25) emerga quanto riscontrato dalle prime indagini naturalistiche e ornitologiche, oltre ad una particolare attività di vigilanza “atta a preservare le specie animali e l’habitat”, visto e considerato “il disinteresse per l’ambiente e per il rispetto delle leggi dimostrato fino ad oggi dalle istituzioni e dai cavatori”.

Il Parco delle Cave deve essere realizzato, fanno sapere con fermezza dal Codisa, con un progetto a basso impatto ambientale e a basso impatto economico, “un progetto di riqualificazione di questa parte di città che non sprechi più tempi, che utilizzi le risorse disponibili, che riduca i costi economici […] aumentando la sostenibilità della trasformazione attraverso un progetto di parco che si possa attuare senza l’attesa della dismissione definitiva dell’attività di cava”.

Dall’amministrazione infatti erano arrivati dei flebili segnali di risposta, come la disponibilità della ormai celebre giunta ad hoc sui temi ambientali (a settembre?), ma allo stesso tempo sembra certo il posticipo di ogni intervento fino all’esaurimento dell’attività di estrazione. Senza entrare in dettagli forse troppo tecnici, meglio dare un attento apprendimento alle proposte progettuali avanzate dal Codisa, che non riguardano esclusivamente l’area denominata ATE 25. Prima di tutto l’area ovest, ATE 19, che comprende due grosse cave e al momento risulta “la più delicata a livello ambientale”: intervento primario un adeguato e mirato recupero della zona, poi la costituzione di un parco naturalistico che dovrebbe comprender anche l’area di Gerole, a gestione prevalentemente pubblica.

Poi l’area centrale, l’ATE 20, distinta in due cave (nord e sud): per la cava nord “è da prevedersi una semplice risistemazione spondale già dovuta”, invece per la cava sud la dismissione non avverrà entro tempi brevi perché “i volumi complessivi stimati sono ancora ingenti”. Non si esclude la possibilità di edificazione, anche nelle aree ad est, ma solo se definita “esclusivamente dalla possibilità di una compensazione di opere pubbliche”. Infine l’area nord, ATE 23: anche in questo caso non viene preclusa la costruzione e l’insediamento di impianti sportivi (privati e non), a gestione convenzionata.

Alla mappa progettuale va aggiunta un’ipotesi di riforestazione delle infrastrutture, con l’obiettivo “dell’intercettazione e dalla rimozione degli inquinanti”, formando tra tangenziali e autostrade “una massa boscata di spessore massimo di 40 metri con diversificazione nel senso longitudinale, senza gruppi monospecifici”.

 Nel complesso, il progetto prevede il mantenimento di alcune attività estrattive, con l’obbligo però di sistemazione secondo le indicazioni fornite dal progetto stesso; diverse aree verdi come il parco naturalistico e l’area di ‘filtro’ tra Buffalora e la cava di Rezzato, il mantenimento di un habitat umido di sviluppo dell’avifauna autoctona e delle specie migratorie e il mantenimento dell’oasi ambientale della Cava Pasotti: il tutto affiancato da un centro di sviluppo delle aree naturalistiche del parco. Senza per questo escludere l’area ludico sportiva.

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