Tomba profanata: una scia di sangue e un mistero ancora irrisolto

Padre e figlio uccisi con un colpo alla testa, il suicidio del fratello: il mistero della tomba profanata di Gavardo ancora senza soluzione

La tomba profanata al cimitero di Gavardo - Foto (C) Bresciatoday.it

Da una parte la tomba profanata di P.F., un uomo morto nel 2001 a 58 anni dopo aver lottato duramente contro una terribile malattia. Dall'altra quella, rimasta intatta anche se nello stesso cimitero, del fratello R., morto suicida – almeno così pare – nei primi giorni del 1993, forse coinvolto in qualche modo in un brutale duplice omicidio, consumatosi solo poche settimane prima, tra il 20 e il 21 dicembre.

Le ipotesi delle indagini

Sono queste le premesse su cui stanno indagando i carabinieri: l'unico movente credibile, per ora, per la profanazione sacrilega della tomba di P., che in paese dicono fosse una persona irreprensibile, così come la moglie e il figlio. Potrebbe trattarsi di una storia di vendetta, oppure della ricerca di qualcosa, perfino un clamoroso scambio di persona.

Non ci sono dubbi, comunque, sul fatto che siano entrati in azione dei veri professionisti. Sabato notte avrebbero scavalcato il muro del campo C del cimitero, proprio dove c'è la tomba di P.F. Hanno sfondato la lapide a mazzate, hanno estratto la bara in zinco e l'hanno aperta solo all'altezza della testa, forse per cercare qualcosa. Ma non sono arrivati in fondo, se ne sono andati.

Forse spaventati da un rumore, dall'arrivo di qualcuno. O forse perché invece non stavano cercando niente, si sono accorti che il P. non era il fratello giusto, se ne sono andati a gambe levate senza lasciare tracce. Tutto è possibile: le indagini sono affidate ai carabinieri della stazione di Gavardo e della compagnia di Salò.

Una macabra storia, più di un quarto di secolo fa

Ma intanto in paese, nel grigio dell'autunno che ormai è inesorabilmente arrivato, tornano alla memoria i macabri ricordi di quelle storie lontane, e che improvvisamente sono diventate attuali. La doppia morte di Marco e Giorgio Mendolesi, padre e figlio specialisti in odontoiatra e residenti a Renzano di Salò. Il primo aveva 23 anni, viene ritrovato senza vita (ucciso da un colpo di pistola alla tempia) alla periferia di Castiglione delle Stiviere, abbandonato sulla sua Mercedes.

Il secondo, il papà, che di anni ne aveva 42, viene invece ritrovato a Carzago, non lontano dal cimitero. Anche lui ucciso da un colpo di pistola alla testa: come per il figlio, nessuna traccia dei bossoli. Per gli inquirenti sarebbero stati uccisi entrambi a Carzago. Un “colpo” da professionisti. Le indagini fanno emergere alcuni giri “loschi” di cui i Mandolesi avrebbero fatto parte.

Oro rubato e protesi dentali, una pistola artigianale

Nel dettaglio, l'acquisto di oro rubato dai nomadi da rivendere per la realizzazione di protesi dentali. E' in questo “giro” che sarebbe stato coinvolto anche R. P., che all'epoca era il titolare di una concessionaria di auto in zona di Villanuova. Sentito più volte dai carabinieri, si toglierà la vita i primi di gennaio del 1993: sarà un passante a trovarlo steso a terra sulla Gavardina, non lontano dal fiume.

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P. si sarebbe tolto la vita sparandosi un colpo in testa, con una pistola artigianale realizzata proprio da lui. Forse la stessa con cui sono stati uccisi padre e figlio. Circostanza che non sarà mai verificata: tutti morti, il caso verrà archiviato. Ma la profanazione di sabato notte ha riacceso vecchi timori e inquietudini. Un nuovo mistero, per risolverne un altro ancora oscuro.

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