Lacquaniti, da Lonato verso Montecitorio: «Lavoro e semplicità»

Candidato alla Camera e tra i più votati nelle liste di SEL, Luigi Lacquaniti parla di politica e di futuro, di felicità e di necessità: "Pronti a dare un Governo stabile a questo Paese, per difendere la gente comune"

Un passato che non ti aspetti, l'attivismo nelle ACLI e pure una confessione valdese, ma una passione politica che non poteva che finire a sinistra, e il voto delle primarie che infatti premia le scelte recenti e non, un candidato non dell'ultima ora Luigi Lacquaniti, gli amici e i compagni non lo nascondono, "vai a Roma che c'è bisogno di te". Valori da cui non si può prescindere quelli di Sinistra Ecologia Libertà, e non è la solita cantilena, diritti lavoro e democrazia: "Questo è quello che ci chiede la gente, i discorsi elettorali certo non sono buoni da mangiare. La questione del nostro tempo è proprio il lavoro, aspetto fondativo della nostra costituzione, un valore che la rende davvero la più bella del mondo, non ci basta la ricerca della felicità, dobbiamo andare oltre, e qui viene lo Stato, lo Stato sociale che deve riconoscere a tutti il diritto alla felicità".

Ma cos'è la felicità? "Cose semplici ma essenziali, la possibilità di accedere alla sanità senza costi, poter crescere liberamente i propri figli, e dunque un'educazione accessibile, la possibilità di avere un lavoro che permetta ad ogni cittadino di affrontare il proprio vivere quotidiano. A questo serve la politica, a garantire i diritti come altro caposaldo della nostra società, proprio quelle cose che devo essere riconosciute a ciascuno di noi". Un programma vasto e condiviso, con una lente d'ingrandimento sulle categorie più deboli, l'incidenza delle donne sul mercato del lavoro, il riconoscimento di cittadinanza ai migranti che "lavorano e pagano le tasse", lo ius soli per i loro figli, e poi il diritto di fine vita, "no eutanasia ma testamento biologico", il riconoscimento delle unioni civili "anche senza matrimonio".

L'ipotesi è quella di una sinistra di Governo, "non faremmo mai delle scelte puramente rappresentative, ora l'Italia necessita di un Governo stabile", dopo il pasticciaccio degli anni di Berlusconi, "quello è stato uno scempio vittima delle sue stesse scelte infelici, ma sono convinto che i cittadini italiani non siano degli sciocchi, la rimonta di Berlusconi è solo apparente, impossibile dimenticare tutti quegli scandali, tutte quelle scelte scriteriate". Anche l'esecutivo guidato da Monti, "un Governo mai eletto e con una politica mai condivisbile, va bene il rigore ma non va bene che a pagarlo siano solo le classi lavoratrici, quelle che ci hanno sempre rimesso di tasca loro, e poi la riforma Fornero che ha fatto crollare le pensioni minime, non più adeguate al costo della vita, l'emergenza esodati vergognosamente negata, la gente se la fai lavorare ancora più a lungo allora tagli fuori il settore giovanile, abbiamo parecchie cose da rimproverare al Governo dei professori, in particolare la scelta di non intervenire sull'origine della crisi, i mercati finanziari".

In difesa della gente comune, "che si alza presto alla mattina", contro quelli che fanno del populismo la propria bandiera, "a chi ha parlato di chiudere i sindacati vorrei ricordare che alla base della nostra democrazia vige proprio la libertà associativa e di iniziativa, affermare il contrario significa disconoscere il nostro passato". Poi c'è stato pure Renzi, "mai piaciuta la parola rottamazione (un'espressione di per sè sbagliata), anche se di lui ho condiviso la volontà del cambiamento", un cambiamento che deve cominciare sì da "quelle persone che ormai hanno fatto il loro tempo", ma anche e soprattutto "dal punto di vista morale, le istituzioni devono ritrovare un'umiltà che negli anni è spesso mancata".

Quindi un pantheon dove metterci don Milani ma pure Enrico Berlinguer, "senza di lui il nostro Paese non sarebbe più lo stesso", o il sindacalista antifascista Giuseppe Di Vittorio, e viene allora spontaneo immaginare una politica fiscale che non premi solo i ‘furbetti’, e magari uno strumento come la patrimoniale. La testa e il cuore, la famiglia e le due bimbe, di tre e nove anni: "Ho già fatto loro un certo discorso, guardate che potrebbe essere che papà vada a stare a Roma. So che fanno il tifo per me".

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