Medico bresciano 'beccato' da Le Iene: "Metadone ai tossici"

Indagato il valsabbino Fabrizio Rivadossi, conosciuto nell'ambiente come il "medico degli spacciatori". Avrebbe rifornito di metadone tossici e pusher delle valli bresciani: beccato anche da Nadia Toffa delle Iene

Il dottor Fabrizio Rivadossi intervistato dalla "iena" Nadia Toffa

Su in ‘valle’ lo conoscevano in tanti, forse in troppi. Quello che nell’ambiente sanitario si era ‘guadagnato’ la nomea di “medico degli spacciatori”, o di "dottor Metadone". Lo chiamano così i colleghi dell’Asl, o quelli del Sert. Anche con un certo disprezzo. Il dottor Fabrizio Rivadossi, per gli amici e non solo: il suo ‘studio’ a Sabbio Chiese, il suo lavoro presso l’AOD di Desenzano, la sua storia alla ribalta nazionale dopo il servizio andato in onda martedì sera su Italia Uno.

Lo hanno scovato prima di tutti quelli delle Iene, o meglio la bresciana Nadia Toffa. Complice infatti l’omertà diffusa, la convenienza di tanti: ma ora Rivadossi è indagato, e potrebbe non essere il solo. Il suo modus operandi appare semplice ed efficace: una telefonata, una visita fittizia nel suo studio, a due passi dal centro del paese, dalla ‘piazzetta’.

Seconda le accuse, manco un’analisi o un controllo. E via subito di prescrizione: “Quante boccette vuoi? Te ne bastano 14?”. E si parla di metadone. La droga ‘legale’ che serve ai tossici per uscire dal tunnel dell’eroina. Ma che droga rimane, e che nel mercato bresciano è sempre assai richiesta.

Le uniche prescrizioni, stando ad alcune testimonianze, quelle di stare attenti agli 'sbirri'. “Mi raccomando, non tenerle tutte insieme se no ti beccano. Lasciane un po’ a casa della tua morosa, un po’ a casa dei tuoi”. Poi ci sarebbe il ruolo fondamentale di fidanzate o parenti compiacenti: la ricetta medica veniva prescritta a loro, agli ‘esterni’, a cui comunque veniva fatta firmare una liberatoria, di modo da assolvere il medico da ogni responsabilità.

In cambio di ricette facili, sembra che il dottor Rivadossi  chiedesse dagli 80 ai 100 euro al mese per paziente. E secondo le indagini in corso, il giro d’affari poteva valere fino a 10mila euro ogni 30 giorni. Alle spalle infatti un ‘portafoglio’ variabile, dai 60 ai 100 clienti ogni mese.

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