Remedello Sotto, la battaglia continua: «Salviamo l’ufficio postale»

Oltre 500 firme raccolte in pochi giorni per chiedere a Poste Italiane di ripensarci. Cittadini e amministrazione in prima linea: "Basta con i tagli alla cieca, l'ufficio postale è una necessità manifesta"

Una piccola sommossa popolare, e comunale, figlia dei tagli “alla cieca” voluti dalla recentissima spending review, la nuova mossa governativa atta a ridurre il deficit statale, a rimpinguare le vuote casse d’Italia anche con chiusure forzate di enti e uffici. Del problema Poste Italiane abbiamo già parlato, in tutto il Paese saranno più di un migliaio quelli destinati a chiudere, anche in Provincia di Brescia non bastano due mani per contarli tutti.

Ma Remedello non ci sta, e l’ufficio postale di Remedello Sotto non deve essere chiuso. Questo quanto richiesto dalla cittadinanza, con l’amministrazione comunale in testa e il sindaco Francesca Ceruti tra le prime promotrici della mobilitazione, con una raccolta firme che sembrava già conclusa e che invece continua, e ha abbondantemente superato le 500 sottoscrizioni. “Siamo d’accordo che qualcosa bisogna tagliare – racconta a BresciaToday il primo cittadino – ma le scelte operate dai piani alti non mi sembrano invece troppo coerenti. Ma là se la passano bene, con l’aria condizionata e tutti i loro privilegi. Non conoscono il territorio, e operano tagli alla cieca”.

L’ufficio postale di Remedello Sotto è infatti vivo e vegeto, frequentato e colmo di correntisti, e una vasta gamma di clienti quotidiani che ci devono passare per forza, mettici un bollettino e una multa, una rata da pagare o una tassa. “Il problema è che Poste Italiane non ci hanno nemmeno contattato – continua Ceruti – Abbiamo richiesto un incontro che non ci è mai stato concesso, non ci hanno permesso di esprimere le nostre considerazioni. Non riesco proprio a capire il loro metodo di valutazione, l’ufficio di Remedello Sotto è più che attivo, e non ho alcuna intenzione di far tacere la cosa. Ma non vorrei che a settembre ci facessero trovare il fatto compiuto, senza averci ancora consultato”.

Non resta che aspettare, e sperare che da Roma e dintorni facciamo le giuste valutazione. In paese intanto, tra le case e il gazebo allestito dal Comune alla fine dello scorso mese per raccogliere le firme, c’è chi parla di boicottaggio, di ritirare tutti i soldi, di chiudere conti e contatti. “Sotto i gazebo si dicono tante cose – sorride il sindaco Ceruti – ma non è un’idea del tutto pessima. Diciamo pure che la volontà dei cittadini è chiara e manifesta: se non vogliono ascoltarci continueremo a batterci, questo è sicuro”.

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