La cava Castella si sta prosciugando, a rischio 13 specie protette

A lanciare l'allarme Mariarosa Rocca e Angela Paparazzo del Codisa

La zona umida della Castella - copyright © Bresciatoday.it

Mentre si attende che il 'no' della regione alla discarica per rifiuti speciali alla Castella di Rezzato diventi definitivo (il Pirellone ha dato preavviso di giudizio di compatibilità ambientale negativo lo scorso dicembre), la zona umida della cava, di proprietà della Gaburri S.p.a, si starebbe “desertificando”.

Peccato che le pozze createsi nella cava, che sorge su una falda acquifera, siano diventate la casa, seppur temporanea, di 13 specie di uccelli protetti, tra cui il Cavaliere d'Italia. La mancanza d'acqua potrebbe perciò spingere i volatili ad andarsene e a non fare più ritorno.

Un prosciugamento inesorabile, ma che potrebbe non essere un fenomeno naturale.  Mariarosa Rocca, ambientalista del Codisa che vive a poca distanza dalla cava, racconta: “Ci sono stai diversi conferimenti e spostamenti di ghiaia. Ho segnalato la questione durante il consiglio di quartiere di Buffalora e mostrato le foto all'assessore Fondra, ma nessuno si è preoccupato di capire cosa stia accadendo”.

Angela Paparazzo, presidente del Codisa, si augura che l'area venga dichiarata come protetta e diventi, quindi, intoccabile: “È una zona che ha un gran pontenziale e che potrebbe diventare un oasi come l'ex cava Pasotti. Abbiamo chiesto alla Provincia e al Comune di Rezzato di fare alcune verifiche per capire se gli spostamenti di ghiaia potevano essere fatti e in che termini. Attendiamo delle risposte.”

A mettere una provvidenziale pezza ci ha già pensato madre natura. Nonostante i conferimenti di ghiaia, sembra che in alcuni punti ci sia stata una risalita della falda e che uno lieve strato di acqua abbia consentito alla vegetazione di ritornare a crescere.

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