Percosse al patrigno-amante, il giudice lo allontana

Un rapporto burrascoso, una triste storia che dura da anni, sulla quale solo il giudice ha posto la parola fine.

Anni di minacce, percosse, ricatti, ricoveri e arresti: solo il giudice, tramite provvedimento di allontanamento coatto, ha potuto scrivere la parola fine a un rapporto a dir poco burrascoso. Ne dà notizia il Giornale di Brescia in edicola stamane, dove è raccontata la storia che vede protagonisti un bresciano di 50 anni, di Ospitaletto, e il figlio adottivo, 30enne di origine ucraina, divenuto nel tempo suo amante. 

I due vivono sotto lo stesso tetto dai primi anni Duemila, quando il giovane ucraino era un ragazzino e fu formalmente adottato da colui che divenne il suo patrigno. Nel corso del tempo il loro rapporto si è trasformato in un'unione sentimentale, ma a un certo punto, qualche anno fa, le cose hanno preso una brutta piega. Il figlio adottivo ha iniziato a ricattare il patrigno (ad esempio minacciandolo di ricongiungersi con la madre, facendola arrivare dal suo Paese), ad estorcergli denaro e infine a malmenarlo. A testimoniare il tutto, numerosi referti medici: lividi, escoriazioni e persino fratture multiple, il tutto reiterato negli anni. 

Nel 2012 ci fu un primo arresto del figlio-amante violento, dopo alcuni giorni di cella però ritornò a casa. La situazione non si è mai risolta, e anzi nell'ultimo periodo ha registrato un'escalation: gli ultimi tre mesi, il 50enne li ha trascorsi più spesso in ospedale che a casa propria. Da qui la decisione del gip Giulia Costantino di emettere un provvedimento che impedisce al 30enne di avvicinarsi all'abitazione del genitore-amante. Speriamo che basti. 

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