Gran Roque, nessuno crede al sequestro: «La verità è una sola»

Continuano le ricerche dei coniugi Foresti e Missoni, ma sull'isola nessuno crede all'ipotesi sequestro: "Basta con queste inutili ricostruzioni"

Da un lato la tensione ancora palpabile sulla pista, tra i passeggeri in partenza, ma anche tra chi ogni giorno pilota quei piccoli aerei finiti ora sotto accusa. Dall'altro la vita tranquilla dei turisti che prosegue inevitabilmente e nonostante tutto, tra bagni e gite al largo di un mare incredibile.

Questa è Gran Roque a cinque giorni dalla scomparsa dell'aereo che stava riportando a Caracas Vittorio Missioni, la moglie e i coniugi Foresti di Pralbolino. Un contrasto stridente quanto inevitabile, tra chi da quella storia è stato toccato direttamente o indirettamente e chi l'ha letta sui giornali locali. E non intende rinunciare a vacanze da sogno.

Sull'isola, nessuno crede all'ipotesi del sequestro. La verità, purtroppo, è una sola, dicono, inutile alimentare false speranze. "Tutto quello che è stato detto su questo incidente è assurdo. Si parla di rotta maledetta, di triangolo misterioso, di rapimenti, di narcotraffico e di altre teorie inverosimili", dice Alda Donati, che sull'isola ha una 'posada' non lontano da dove dormivano i Missoni e i loro amici. Ed è una di quelle persone toccate indirettamente da questa vicenda.

E' stata contatta dal consolato italiano, dove ha degli amici e le è stato chiesto se aveva informazioni su quei turisti in viaggio. Così ha incontrato Rosa Apostoli, ha visto la disperazione nei suoi occhi, l'ha sentita gridare di dolore alla notizia della scomparsa dell'aereo. Anche per questo ora dice che bisogna smetterla con tutte queste inutili ricostruzioni: "Non solo danneggiano gli italiani che qui a Gran Roche vivono di turismo, e sono tanti, ma fanno del male anche alle famiglie di quelle povere persone, perché in qualche modo alimentano speranze impossibili".

Sull'isola delle vacanze da sogno, però, c'é anche chi non crede alla teoria del fulmine, che invece sembra dai racconti di alcuni testimoni prendere corpo.

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"Troppo strano", dice Giampiero Barone, un pilota venezuelano figlio di italiani, di grande esperienza. Da 16 anni fa la spola tra Caracas e Gran Roche, anche quattro volte al giorno. "Un fulmine ti brucia la radio, ma non ti spegne i motori. E poi, quell' aereo lì andava benissimo. Io l'ho pilotato due settimane fa ed era come un orologio".

Barone anche questa mattina ha pilotato fino a Gran roche il suo aereo, un Trilander, più grande di quello scomparso. Si vede che ai comandi è straordinariamente a suo agio. In fase di rullaggio tiene il gomito fuori da un piccolo finestrino, mentre il suo copilota tiene anche la porta aperta:
"C'é, mucho calor", fa molto caldo, spiega. Poi, in quota, continuano a discorrere tra loro, attraverso le cuffie, per superare il forte rumore dei tre motori. I passeggeri, al massimo 14, su una fila unica senza corridoio, intanto si godono la vista su un mare fantastico, con tutti i colori del blu.

Tante affascinanti sfumature di tonalità, che però rendono ancora più difficile individuare eventuali relitti che galleggiano. Attilio, il saggio dell'isola, sorride scuotendo la testa. Pensa che questa storia possa danneggiare l'isola. Che è già in difficoltà.

"Abbiamo problemi con l'acqua, con l'elettricità. Ce la danno a singhiozzo, quando vogliono", dice amareggiato. Attilio ha 80 anni. E' nato a Gran Roque. Dell'aereo scomparso dice che "é stato un incidente. Ora - dice - forse dall'Italia ad alcuni verrà paura a volare fin qui. Ma chi già c'é stato, chi ama questa isola tornerà ", dice, guardando i turisti sulla spiaggia. "Tornano sempre".

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