Bresciano picchiato e bruciato vivo: 6 anni in carcere, ma è innocente

La fine di un incubo per il 55enne Pasquale Palumbo di Savona: era stato accusato insieme ai fratelli dell'omicidio di Giocahino Lombardo, 51enne che abitava al Villaggio Prealpino

Il momento dell’arresto di Pasquale Palumbo

Libero dopo 6 anni di carcere, una condanna all'ergastolo poi revocata, una seconda condanna a 25 anni solo un paio di settimane fa annullata dalla Cassazione, e le fatidiche parole: sentenza annullata “per non aver commesso il fatto”, con la conseguenza di una “immediata scarcerazione”. Questa è la storia di Pasquale Palumbo, 55enne originario di Torre Annunziata ma residente a Savona, dove fino all'arresto gestiva un bar con la moglie e i figli.

Insieme ai suoi fratelli era stato accusato (e poi anche condannato) per l'omicidio di Gioachino Lombardo, bresciano di 51 anni – abitava al Villaggio Prealpino – che venne trovato morto carbonizzato nel baule di un'automobile, a Bereguardo di Pavia il 2 luglio del 2003. Una morte violentissima: Lombardo era stato prima picchiato a sangue, poi rinchiuso nel bagagliaio ancora vivo, prima che alla macchina venisse appiccato il fuoco.

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Un omicidio di gelosia, si disse, di vecchi rancori mai risolti: le condanne in via definitiva hanno decretato le colpe del figlio di Gioachino, Vincenzo Lombardo, e dei fratelli Claudio e Giovanni Palumbo. Il primo condannato a 16 anni, gli altri due a 30 anni di carcere.

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