Acqua al veleno: cromo, pcb e solventi. Arpa: "Falda compromessa"

Le indagini preliminari dell'ufficio regionale Arpa sulla situazione delle acque bresciane: inquinamento diffuso, in città e nell'hinterland, in Franciacorta e sul Garda. Nei rubinetti cromo, solventi e PCB

Acque inquinate, quando 'partono' dalla falda e forse anche quando escono dal rubinetto. L'indagine preliminare targata ARPA sulle falde acquifere bresciane (il controllo della potabilità delle acque viene invece effettuato dagli enti gestori e dalle ASL) non lascia adito a molti dubbi, e riaccende quella preoccupazione in realtà mai sopita, senza pace, per chi si vede costretto a pagare colpe manco troppo lontane ma che i segni ‘vivi’ li hanno lasciati.

Si parla ancora di inquinamento, e in particolare di cromo esavalente, solventi, tricloroetano e ovviamente PCB, tra gli inquinanti più discussi della storia recente bresciana. L’indagine Arpa si pone il problema, forse per la prima volta, di individuare le cosiddette ‘sorgenti’ dell’inquinamento, un viaggio a ritroso dal pozzo alla falda, e poi ancora all’origine della possibile contaminazione.

Non vanno bene comunque le acque bresciane: in città, soprattutto nella zona Caffaro, l’acqua risulta ‘invasa’ da PCB e solventi clorurati, oltre all’immancabile cromo esavalente; non molto meglio nell’hinterland, a Castegnato o Castenedolo, Mazzano o Montichiari, dove addirittura l’inquinamento da solventi sarebbe ‘storico’.

Anche in Franciacorta si registra “una diffusa e storica presenza” di inquinanti, e una situazione che come in altri paesi risulta ormai “quasi compromessa”. E se in Valtrompia purtroppo c’era da aspettarselo, stupisce che anche paesi come Desenzano e Lonato abbiano fatto registrare tassi di inquinamento delle acque così elevati, con la presenza accertata di tricloroetano e tetracloroetilene tricloroetilene in un pozzo ad uso idropotabile (si fa per dire) in località Montelungo.

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