"Siamo il loro bancomat": furti e rapine per fare la bella vita in patria

Presi in cinque: volevano accumulare soldi e sparire. Hanno messo a segno anche due blitz al giorno tra Milano, Lodi, Brescia, Bergamo e Monza

I banditi in azione © Bresciatoday.it

L'Italia, stando a quanto accertato dagli investigatori e dagli inquirenti, per loro era una sorta di bancomat. Un obbiettivo da usare e sfruttare quanto più possibile e nel minor tempo possibile prima di sparire nel nulla. E il Bel paese non lo avevano scelto a caso, tanto che il capo - intercettato - diceva che "qui, se ti prendono, ti fai 24 ore in cella e torni libero". Ma alla fine, nonostante le sue convinzioni, lui e i suoi uomini in cella ci sono finiti davvero.

I carabinieri della compagnia di Cassano d'Adda martedì mattina hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto - firmato dal pm David Monti - nei confronti di cinque uomini accusati di "associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio e di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio". Nei guai sono finiti cinque cittadini albanesi, tutti ragazzi tra i venti e i ventisei anni, che sono ritenuti responsabili di quattordici furti in abitazione, quindici furti in distributori di benzina e due rapine in casa. 

Trentuno colpi in un mese

A inizio anno, secondo le ricostruzioni dei militari guidati dal capitano Giuseppe Verde, i cinque sarebbero arrivati nel Milanese - il primo "rifugio" era a Melzo - proprio per iniziare la loro attività criminale. Il primo colpo che gli viene attribuito è del 12 gennaio, quando la banda avrebbe svuotato la colonnina di un distributore di benzina a Cernusco sul Naviglio. Da quel momento in poi, non si sarebbero più fermati, mettendo a segno anche due blitz al giorno tra Milano, Lodi, Brescia, Bergamo e Monza.  

La banda era organizzata e strutturata nei minimi dettagli: il capo, un ventiseienne, si occupava di reclutare gli uomini - fatti arrivare direttamente dall'Albania - e di organizzare i colpi, l'autista - un ventiquattrenne - si occupava soltanto di guidare le auto per giungere sui luoghi dei furti mentre lo scassinatore - anche lui giovanissimo - era abilissimo a forzare le stesse colonnine e le porte d'ingresso degli appartamenti. 
La fila per venire dall'Albania

Le "specializzazioni" del gruppo, infatti, erano due: i colpi nelle case - in due occasioni hanno minacciato i proprietari per guadagnarsi la fuga - e i blitz nei distributori di benzina, dove riuscivano a scassinare le colonnine per i pagamenti e a fuggire col bottino.

In un solo mese di "lavoro" - in cui hanno portato a termine trentuno colpi - i cinque sono riusciti a rubare più di duecentomila euro in contanti, oltre alle refurtive "guadagnate" negli appartamenti visitati. 

I soldi venivano poi spediti ogni settimana in Albania, anche se in un caso due delle banda - un uomo e una donna, tuttora latitanti - li hanno portati personalmente in Patria. Proprio in quei giorni, per non fermare l'opera, il capo ha fatto arrivare dal Paese delle aquile altri due ragazzi, già pronti a entrare in azione. E lui stesso, non sapendo di essere intercettato, con "l'autista" e lo "scassinatore" si vantava di "avere la fila di persone che vogliono venire".

La "bella vita" con i soldi rubati

I cinque, da perfetta banda, avevano ormai giornate sempre identiche: sveglia tardi, colazione al bar - quasi sempre a Pioltello -, furti negli appartamenti di pomeriggio e colpi dai benzinai di notte.

"L'opera" si fermava soltanto nel weekend, quando i malviventi - oltre a gestire un piccolo giro di spaccio di cocaina - si distraevano, pur senza mai alzare troppo il tenore di vita perché il loro scopo era tornare a casa con i soldi. 

Sì, perché evidentemente la loro era un'attività redditizia. "Sono venuti dall'Albania, dovevano stare pochi mesi per razziare il territorio e tornare - ha spiegato il sostituto procuratore David Monti -. Il loro obiettivo ultimo, la loro ambizione, era fare la bella vita in Albania con i soldi rubati in Italia". Perché tanto in Italia - almeno di questo era convinto il capo - "ti fai 24 ore in cella ed esci". 

I carabinieri che hanno arrestati i cinque sono riusciti a sequestrare poche migliaia di euro ed è molto probabile che il grosso dei soldi sia finito in Albania, proprio dove sognavano di fare la bella vita. I ladri, al momento, si trovano tutti nel carcere di San Vittore.

Fonte: MilanoToday.it

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