Sesso, masturbazione e (anche) violenza: a Brescia il bosco degli incontri gay

L'inchiesta shock che scuote la città: storie di sesso gay, violenza e delinquenza nel grande parco di Via Castagna, alla periferia sud di Brescia

Le prime case, isolate, si trovano a centinaia di metri di distanza: tutto intorno c'è la zona industriale che sta a sud della città, lungo Via Stassano, di fianco al fiume Mella e a due passi (in linea d'aria) da tangenziale e autostrada. Ma spente le luci dei capannoni, o meglio anche quando sono accese, s'illuminano i riflettori sul parco di Via Castagna, che nel gergo dei frequentatori si chiama “il boschetto”. Non solo: lo chiamano anche “il parco dell'amore gay”, affollato di giorno e di notte, frequentato da centinaia e centinaia di persone, che arrivano da tutta la Lombardia, e oltre.

L'inchiesta shock

Una nuova inchiesta shock scuote la periferia di Brescia: firmata da Federico Gervasoni e Marco Foglia, e pubblicata su Tpi – The Post Internazionale, racconta del degrado del grande parco di Via Castagna. Viene definito come un posto molto pericoloso: non si contano più ormai le rapine, le minacce, i pestaggi e gli insulti, perfino le “torture”. Tanto pericoloso che anche l'Arcigay di Brescia suggerisce di starci bene alla larga.

Dai preti ai militari

Ma la gente che arriva è tanta, tantissima: il passaparola oggi corre anche in rete, sul web. E' tra le località più cliccate, basta fare un salto su Google. Frequentato da tutti e di più, si legge ancora nell'inchiesta: uomini d'affari in giacca e cravatta e con macchine costose, anziani che si masturbano sul ponticello di legno, giovani in cerca dei loro fugaci appuntamenti sessuali. C'è chi riferisce di agenti e militari fuori servizio, perfino un parroco dell'hinterland avvistato mentre si appartava con un giovane straniero, Di giorno e di notte, dicevamo: quando cala il buio basta una doppia sfanalata per dare un segnale, per concordare un appuntamento.

“Mi piace godere liberamente, vengo qua tutte le sere dopo il turno di lavoro”, racconta Davide, bresciano di 43 anni. Lo considerano una sorta di guardiano del parco: “I più giovani mi chiedono i consigli”. Un ventennio fa di problemi non ce n'erano, adesso sono tanti: gente armata, di coltello e non solo. “Ho saputo di amici che sono stati legati e malmenati, di altri che sono stati presi a pugni, a sberle, a calci e sputi. E qua la polizia non c'è mai”.

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Droga e violenza

Tutto è cominciato un bel po' di tempo fa, quando in zona funzionava (eccome) la discoteca Trap, meta affezionata per gay, lesbiche e trans. Il locale ha chiuso, il parco invece no. Ma negli ultimi anni oltre alla terra dell'amore libero il boschetto è diventato una piazza di spaccio e delinquenza. “Ho 24 anni e mi faccio ormai da dieci – questa la testimonianza di un tossicodipendente raccolta da Tpi.it – Tempo fa rapinavo i gay con la mia banda, eravamo in cinque o sei. Una volta ho rapinato un carabiniere in borghese, un'altra volta un prete”. 

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