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Davide Possanzini e Fabio Tavelli insieme per l’Africa: “Il gol tradito”

A Palazzo Martinengo la presentazione del nuovo libro del giornalista Sky, il ricavato devoluto interamente in beneficenza. Possanzini saluta i tifosi: "Sei anni straordinari, Brescia un'esperienza meravigliosa"

La mostra Cent’anni di Brescia Calcio a Palazzo Martinengo mai così gremita, in occasione della presentazione del nuovo libro del giornalista e volto noto di Sky Fabio Tavelli ‘Il gol tradito – Una storia di vita e di calcio’, dedicato alla vita e alla carriera del grandissimo Davide Possanzini, ex capitano del Brescia che ha da poco annunciato in conferenza stampa la sua decisione irrevocabile di lasciare la città e la maglia che ama. Una stagione in cui il capitano che tutti aspettavano non ha praticamente mai giocato, tanto che a gennaio sembrava sicuro un suo reinserimento in società ma nell’area dirigenziale, anche come allenatore del settore giovanile.

Invece niente di tutto questo, e da qui nasce ‘Il gol tradito’. La rete che Possanzini realizza al Torino, e che vale la promozione in Serie A dopo cinque stagioni, è quella rete che dovrebbe garantire al 'Possa' la fascia da capitano e la maglia da titolare anche per la stagione successiva. Niente da fare, Beppe Iachini per volere suo, o come dice Davide Possanzini anche per le pressioni della società, gli preferisce il neo acquisto Eder, capocannoniere della Serie B 2009-2010 ma che non si ripete di certo in A, giocando come se fosse l’ombra del brasiliano emergente che entusiasmato i tifosi dell’Empoli.

“La storia di Davide è una storia che mi è piaciuto molto raccontare – spiega Fabio Tavelli ai presenti – Il titolo parla solo di una parte del libro, della parte finale, di quel gol realizzato a Torino, un finale amaro. Ma non dovete pensare che sia un qualcosa di malinconico o un qualcosa di triste solo perché una storia è finita, e quando finiscono le storie il finale spesso non riassume bene tutto quello che c’è stato prima. Il libro vuole trasmettere la voglia di giocare e soprattutto l’impegno a non mollare mai, la chiave del successo, anche nel calcio”. Nella piccola sala si radunano tifosi e vecchi amici, dirigenti e giornalisti, protagonisti dello sport bresciano e tanti giovani, appassionati fan di un calciatore prima, e di un uomo poi.

Tra i tanti presenti anche Michele Arcari, Nicolas Cordova, Simone Dallamano e Marco Zambelli, invitato da Possanzini a sedersi accanto a lui. “Per me Davide è molto più di un compagno – racconta proprio Zambelli – Lui è stato davvero quello che ci ha fatto crescere sotto ogni punto di vista, è stato il vero capitano. Nel calcio è difficile trovare amicizie vere, lui per me è un vero amico. Mi dispiace con tutto il cuore per il suo addio, ma rimarrà sempre la nostra amicizia, come rimarrà purtroppo anche l’amarezza per certe cose successe quest’anno”.

Oltre ai comuni mortali nella sala c’è anche il sindaco di Brescia Adriano Paroli, forse deluso dai recenti risultati elettorali ma non per questo meno tifoso e meno interessato a salutare per l’ultima volta Davide Possanzini: “Le emozioni vostre sono anche emozioni nostre, in questi anni abbiamo sofferto insieme. E’ stata un’annata sfortunata, ci sono state grandi partite ma anche grandi delusioni. E’ mancato proprio un giocatore come Possanzini”. Ma il protagonista assoluto dell’evento (e del libro) è ancora Davide Possanzini, quasi commosso dal coro degli ultras a lui dedicato e dagli applausi ripetuti dei tifosi.

“Ringrazio proprio tutti – sorride – Ringrazio i tifosi, ringrazio la città, ringrazio i miei compagni e tutti gli allenatori che ho avuto. Con loro ho condiviso tante sensazioni e tante emozioni, tante vittorie e tante sconfitte. Abbiamo mancato per tante volte l’obiettivo, ma quando finalmente l’abbiamo raggiunto abbiamo capito che ne è valsa la pena. Sono stati sei anni straordinari, Brescia la ricorderò sempre come un’esperienza meravigliosa”. Poi sulla stagione appena conclusa: “Quest’anno purtroppo è andata così, forse perché doveva andare proprio così. Non ho voluto giocare l’ultima partita, è stata una scelta mia e non me ne pento. Non sono mai stato considerato per un anno intero, e io ho voluto dimostrare di essere retrocesso come gli altri. Non potevo accettare che fischiassero i miei compagni e non me”. La più grande delusione, manco a dirlo, il presidente Gino Corioni: “Per me è stato come un padre, per questo ci sono rimasto male per come mi ha trattato. Veramente male”.

Possanzini e Tavelli, insieme per la solidarietà: i proventi del libro saranno interamente devoluti al Progetto Africa, per aiutare i bambini poveri dell’Africa nera: “Questi bambini vivono alla giornata, fanno fatica a trovare qualcosa da mangiare tutti i giorni – conclude l’ex numero 18 del Brescia – Noi che abbiamo più possibilità non possiamo tirarci indietro. Spero di riuscire a fare qualcosa di importante con questo progetto, per questi ragazzi africani”.

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