Morto Mennea, stroncato da un male incurabile. L’ultima intervista

Pietro Mennea è morto questa mattina in una clinica romana, sconfitto da un tumore contro cui lottava da tempo. Per ricordarlo pubblichiamo la sua ultima intervista concessa a Brescia, prima di Londra 2012

Doveva ancora compiere 61 anni Pietro Mennea, stroncato da “un male incurabile” in una clinica di Roma, un tumore ‘maledetto’ con cui lottava da mesi, forse da anni. Tutti si ricordano lui, velocista italiano e detentore del record mondiale dei 200 Metri piani per 17 anni consecutivi, battuto solo da Michael Johnson prima e da Usain Bolt poi, senza dimenticarci dell’Oro olimpico a Mosca 1980. Lo vogliamo ricordare anche così, con l’ultima intervista concessa in terra bresciana, poco prima delle Olimpiadi di Londra, l’estate scorsa.

Formidabili quegli anni, verrebbe da dire pensando agli anni di Pietro Mennea, quelli del record imbattuto sui 200 metri piani, quelli delle medaglie olimpiche e dell’atletica italiana che sembrava poter dettare legge al mondo. Le Olimpiadi di Londra sono cominciate con il piede giusto, sono proseguite con il piede sbagliato, l’obiettivo dichiarato di 25 medaglie per la compagine azzurra non pare poi così facile da raggiungere, la Pellegrini e Magnini hanno deluso (pure in staffetta), pure nella scherma non è andata benissimo. Ci sono dei margini di miglioramento, abbiamo l’oro di Molmenti, le potenzialità della Idem, quello che resta è il fascino olimpico, quello che colpisce tutti gli atleti, ma proprio tutti, dal primo all’ultimo.

“Londra per molti versi è la patria dello sport moderno – ci racconta proprio Pietro Mennea – e la terza olimpiade londinese ha tutte le premesse per restare nella storia. Clima permettendo, ovviamente. Chiaro che ogni atleta la vive in modo particolare, l’effetto olimpico è un effetto indescrivibile. E il sogno è un sogno comune a tutti, la medaglia d’oro”. Mennea ha corso cinque Olimpiadi, e alla terza partecipazione questo sogno si è avverato: “L’ho cercato, l’ho conquistata. Tanto lavoro e tanto allenamento, spesso il talento non basta. Siamo stati i primi a studiare una vera metodologia, e i miei successi passano anche da questo, eravamo come un’avanguardia”.

Il suo 19”72 se lo ricordano ancora tutti, un record che è diventato leggenda, un record che è diventato anche un libro. “Ancora oggi è il record europeo – sorride – eppure ci hanno provato in tanti a batterlo! Una grandissima prestazione, che forse va davvero al di là del risultato sportivo”. Ora a fare casino in pista c’è un certo Usain Bolt: “Sarà sempre lui l’uomo da battere, nonostante le sconfitte ai Trials. Yohann Blake sa il fatto suo, ma Bolt non può più sbagliare. E nei 100 e nei 200 la gara la puoi perdere anche al minimo errore”. Un altro bianco che sembra volare è il giovane Le Maitre, che però non parteciperà ai 100, e “ha fatto bene perché l’avrebbero sicuramente chiuso”, e dunque “può regalarci qualche sorpresa nei 200”.

Il made in Italy purtroppo non brillerà sulle piste, vedi la defezione della De Martino, vedi la fatica di Howe: “Andrew ha buone individualità, e un buon potenziale. Ma lui deve scendere in campo solo quando è al top della condizione, facendo così corre il rischio di bruciarsi, sicuramente finora lo hanno gestito male”. Allora rimane la staffetta, dove però gli azzurri possono contare “solo su qualche errore degli avversari”, senza dimenticare di dare sempre il massimo, metro dopo metro e centimetro dopo centimetro.

Anche a Londra purtroppo si parla di sospetti, e lo spettro del doping aleggia sul Villaggio Olimpico. Mennea ha scritto tanto di doping, da anni è impegnato in prima linea per uno sport sano, uno sport pulito. “Diciamo con ottimismo che a queste Olimpiadi ha partecipato solo chi è sicuro di non essere riscontrato positivo. Ma il doping è sempre avanti all’antidoping, forse anche di anni, e sarà davvero difficile da sconfiggere. Soprattutto di questi tempi, lo sport è cambiato per davvero, ora girano tanti soldi, è diventato un business dalla grande valenza economica. La lotta vera va fatta al di fuori dei grandi eventi, nei mesi di preparazione, nei meeting e negli allenamenti”.

Una lotta forse impari ma che significa tanto per lo sport, di qualunque categoria e di qualunque livello. Intanto il sogno olimpico continua, e il messaggio che vogliamo far passare è un messaggio senza tempo, che non si stanca mai: “Che vinca il migliore!”. Ma il migliore per davvero, senza l’aiutino.

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Alessandro Gatta
2 agosto 2012

 

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