Mario Balotelli, un bresciano più che predestinato. Stasera la Spagna

Ragazzo prodigio delle giovanili dell'Inter, i gol alla Juventus e le espulsioni, lo scudetto a Manchester e la doppietta in semifinale. Spesso attaccato, spesso ridimensionato: e invece Supermario ha messo tutti a tacere

La maturità calcistica è un concetto vago e non ben definito perché prende in esame, oltre alle innate doti e alle caratteristiche essenziali di un giocatore, anche il calciatore come persona in sé, con tutto quello che lo circonda, la sua sfera privata e le sue amicizie, il suo stile di vita e il suo comportamento. Ovvio che allora pure Diego Armando Maradona non sia mai maturato fino in fondo, visti i suoi vizi e le sue passioni non sempre convenzionali. Ci sono dei momenti in cui però tutto viene messo in secondo piano, e la nazionale italiana ne è palese esempio. Senza chiamare in causa Gigi Buffon, con cui sarebbe meglio non scommettere mai, è chiaro che il fenomeno del momento è proprio Mario Balotelli, il bresciano di cui tutti prima hanno parlato male e che invece ora tutti osannano senza freno.

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Strano a dirsi ma la maggioranza dei suoi detrattori arriva proprio dall’Italia, perché in Inghilterra non sempre ne parlano bene ma allo stesso tempo, da Londra a Manchester, sanno che se lo scudetto ora è del City è perché Supermario ci ha messo il suo zampone, con un gol e un assist all’ultimissima di campionato. Certo lui non hai mai fatto niente per farsi voler bene, tra espulsioni e sorpassi azzardati, ma nel calcio più recente sono molti i cosiddetti campioni che intorno a sé attirano antipatie: dalle testate di Zidane alle escort di Cristiano Ronaldo.

La cosa che non si può condividere è che in molti non hanno esitato a mettere in dubbio le sue doti sul campo. Dimenticandosi forse che quasi all’esordio con l’Inter ne fece due alla Juventus, e che nonostante la discontinuità (anche naturale per un ragazzo classe 1990) Mario Balotelli ha in sé un potenziale straordinario. I due gol in semifinale sono solo una conferma: “Quando vuole giocare – cantano spesso i tifosi del City – è un fottuto fuoriclasse”. Così come quei (per fortuna) pochi razzisti di comodo che fino a poche settimane fa aizzavano lo sciopero del tifo perché Supermario non è un bianco puro, non è un italiano vero, quando parla il dialetto bresciano stretto e per certi versi è molto più italiano di altri, nel senso più moderno del termine.

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E allora tutti a tifare gli Azzurri, per la finalissima di oggi, un’Italia mai così bresciana (vedi Pirlo e vedi Prandelli, ma pure la meteora Diamanti) e, aggiungo io, anche se corazzata dal blocco juventino, decisamente milanista, e qui vedi Cassano e il ‘nuovo’ Montolivo, ancora Pirlo e ancora Balotelli, che la maglia rossonera prima o poi la indosserà. “In finale ne faccio quattro”, ha detto il nostro spaccone preferito. Intanto gli spagnoli un po’ se la fanno sotto davvero, e un titolo che si ripete sulla stampa di settore, ma non solo, è “l’Italia di Balotelli fa paura”.

Completato poi da quanto scritto da AS, il quotidiano deportivo tra i più conosciuti e diffusi: “Una squadra che da aspra e arrugginita si è trasformata in una bella farfalla che danza sull’avversario per poi pungerlo come una vespa”. Dopo l’abbraccio alla mamma, uno anche al papà.

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