Ciclismo amatoriale: ma che bello pedalare dopati sul Lago di Garda

Il Benaco si scopre meta di un traffico di sostanze proibite, grazie a un'inchiesta condotta dai carabinieri del comando provinciale di Pavia

L'ombra del doping continua ad aleggiare sul mondo del ciclismo, e non solo su quello professionistico. Da un'indagine della procura di Pavia, il lago di Garda si scopre infatti meta di un traffico di sostanze proibite, volte ad aumentare le performance dei corridori.

La casa di un 42enne di Manerba è stata perquisita nei giorni scorsi dai Carabinieri, dove è stata trovata una partita di anfetamine. L'uomo è stato subito denunciato assieme al fratello gemello, un ex corridore professionista residente nel Lodigiano.

I militari del comando provinciale di Pavia (supportati sul lago dai colleghi di Salò) e i Nas di Cremona hanno controllato per mesi diverse società amatoriali delle province di Brescia, Lodi, Parma e Pavia.

Le indagini hanno portato al sequestro di 500 capsule di cloridrato di anfepramone e fentermina, flaconi di nandrolone, 200 capsule di Andriol, Targin e Monores, anabolizzanti Stargate e Testoviron, 300 confezioni di farmaci vari, quali lassativi, cortisonici, broncodilatatori, diuretici e gastroprotettori, utilizzati in associazione per falsare eventuali controlli. Erano tutti destinati a gare amatoriali, utilizzati da ciclisti spesso non più giovanissimi ma ancora terribilmente dopati.

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