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Pep Guardiola: un po’ di Brescia sul tetto d’Europa, il ricordo di Corioni

Il Barcellona travolge il Manchester e vince la seconda Champions in due anni. L'allenatore catalano saluta Brescia, Corioni lo ricorda per la sua umiltà. A marzo era passato dal San Filippo.

Il Barcellona campione d’Europa è il Barcellona di Messi, di Xavi e di Iniesta, di Puyol e di Pique, una squadra stellare sulla quale però ha lasciato un’impronta indelebile proprio il suo giovanissimo allenatore Pep Guardiola. Seconda Champions League in tre anni, seconda vittoria sul Manchester, ancora una volta con due reti di scarto e ancora una volta dominando la gara per quasi tutti i 90 minuti. La Gazzetta dello Sport aveva provato un azzardo, definendo il Barca “la squadra più forte di sempre”: buona parte del merito va all’allenatore più giovane delle big d’Europa ma, in questo momento, anche il più vincente. Ha solo 40 anni ma è uno dei tecnici più titolati della storia.

Guardiola ha vinto tantissimo anche da giocatore. E resterà sempre nel cuore del Brescia e dei suoi tifosi per quel breve passaggio in biancoblu impossibile da dimenticare: anche Alex Ferguson lo ha ricordato ai giornalisti, alla vigilia della finalissima: “Avrei voluto portarlo a Manchester, ma Pep ha preferito Brescia”. Eravamo nel 2001, ai tempi del miglior Brescia della storia, con Carletto Mazzone e Roberto Baggio, gli anni d’oro in cui la salvezza era una certezza già a gennaio, in cui le Rondinelle facevano davvero paura ad avversari ben più blasonati, decisamente più ricchi.

“Guardiola era ed è un personaggio straordinario – racconta Gino Corioni al Corriere della Sera, più che un presidente per lui è stato un vero amico – Come giocatore aveva capacità tecniche fuori dal comune. Come uomo è intelligente ma anche modesto, una combinazione sempre difficile da trovare in questo ambiente”. Un ricordo indelebile: “Quando ho saputo che nel 2001 stava lasciando il Barcellona sono andato in Spagna a parlargli. Mi disse che aveva avuto contatti con una squadra inglese (il Manchester, ndr) ma che un’esperienza nuova in Italia lo avrebbe affascinato di più”.

E così è stato, Guardiola atterra in Italia e lo fa per indossare la maglia biancoblu del Brescia Calcio. “Con la carriera che aveva già fatto, a 30 anni, poteva permetterselo – continua Corioni – Credo che anche questa esperienza sia entrata a fare parte del suo futuro bagaglio di allenatore”. Il successo non l’ha cambiato: “E’ sempre lo stesso di prima, sereno e semplice. Del resto i grandi non cambiano, cambiano solo i presuntuosi o i deboli. […] Sinceramente, con tutto il calcio che ho vissuto, non ho mai visto una squadra giocare come gioca il suo Barcellona”.

Nell’autunno 2001 l’unica macchia di una brillantissima carriera, quando Guardiola risulta positivo al nandrolone in due gare consecutive, contro il Piacenza il 21 ottobre e contro la Lazio il 4 novembre. La Caf lo squalifica per quattro mesi, uno smacco per uno come lui, condannato a sette mesi (con la condizionale) ma poi assolto nel 2005 per non aver commesso il fatto. Come ha sempre spiegato, e come è stato confermato da diversi esami medici, il suo corpo produce più nandrolone del normale e a quanto pare i quantitativi rinvenuti nel suo sangue erano davvero irrisori.

“Una storia assurda – conclude Corioni – Vi sembra possibile che uno che era stato capitano del Barcellona potesse doparsi per giocare un Brescia-Piacenza? Infatti è stato assolto, non solo in sede sportiva ma anche in sede civile. Noi italiani gli abbiamo fatto i dispetti peggiori del mondo, ma lui è sempre rimasto il solito signore”. Guardiola è passato a salutare la sua ex squadra, il suo vecchio presidente e anche qualche compagno come il buon Antonio Filippini. E’ successo a marzo, quando nel suo viaggio italiano ha deciso di fermarsi a Brescia, la sua città preferita.

Salutando un ambiente che ha sempre apprezzato, Guardiola ha avuto tempo anche di lanciare una battuta: “Se tornerò a lavorare in Italia sarà per allenare il Brescia, e lo farò gratis”. Come direbbe Carlo Mazzone, magara!

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