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Basket: è morto Piero Ronca, la commovente lettera d'addio del nipote

Il basket bresciano è in lutto per la scomparsa di Piero Ronca, a lungo presidente della sezione provinciale di pallacanestro. Ronca si è spento all’età di 90 anni, dopo una vita passata a diffondere l’entusiasmo per la palla a spicchi sul nostro territorio. Tantissimi i messaggi di saluto e di cordoglio da parte di allenatori, dirigenti e giocatori.

Sulla pagina Facebook de “La giornata tipo”, tra le più seguite in Italia per quanto riguarda il basket nazionale e internazionale, è apparsa anche una commovente lettera d’addio da parte del nipote Filippo, anche lui appassionato cestista grazie al nonno da poco scomparso.

- Ciao nonno -

"Nella continua lotta sotto il canestro della vita questa notte mio nonno non ce l’ha fatta, é stato anticipato e tagliato fuori dalla morte.
Ora c’è tristezza e malinconia qui in campo e in panchina dove siedono molti miei parenti e amici e dove siedo anch’io. Ma se guardiamo lo scorer della vita di mio nonno i numeri parlano da soli. Sono decisamente da Basketball Hall of Fame.
Anche ad uno sguardo poco concentrato non può comunque sfuggire quante volte sia stato lui a vincere. Quante volte sia stato lui a tagliar fuori la morte, quante volte abbia preso quel rimbalzo e in tap-in abbia segnato. Quante volte abbia vinto la vita.
Tra i canestri migliori di mio nonno c’è sicuramente la “tripla” di figli che ha fatto segnare a referto nella prima parte della partita. Mio padre. Mia zia. Mio zio. Ovviamente su meraviglioso assist di mia nonna.
Un basket silenzioso e distinto, la vita di mio nonno.
Se oggi provo ad imitare (senza riuscirci) i grandi campioni del basket è perché ho iniziato grazie a lui: in una sera nebbiosa di molti anni fa, mi portò con la sua Alfa 33 (che guidava con i guanti sportivi!) a vedere una partita di serie C, credo. Entrammo dall’ingresso atleti. Tutti lo salutavano. Mi portò a bordo campo mano nella mano. Avevo gli occhi spalancati. Ecco, da quel giorno e finché il fisico me lo permetterà, entrerò sempre dall’ingresso atleti.

Mio nonno giocò in trasferta contro la nazionale tedesca dal ’40 al ’45. Altro che Dirk, quei tedeschi là picchiavano duro, solo antisportivi e proteste costanti contro gli arbitri e gli addetti al tavolo (di pace). Il campo a dire il vero non era nemmeno regolamentare, appena oltre la riga di fondo c’era del filo spinato (e pensare che io a volte stupidamente mi lamento del muro della palestra che non è a due metri dalla riga). Mio nonno uscì da quella partita stremato, giocando fino alla fine, quaranta minuti con le unghie e con il cuore. Vinse. Giocando un basket di resistenza. Ha continuato a vincere, ritornando a casa con qualsiasi mezzo pur di riabbracciare la sua famiglia. Ha vinto anche quando, dopo decenni, riuscì a ritrovare uno dei suoi compagni di squadra in quella partita contro la Germania.
E ci siamo andati tutti, noi parenti, alla campettata di ritrovo con questo vecchio compagno di squadra che adesso, già so, sarà tra i più tristi sapendo che mio nonno non c’è più (a lui va un abbraccio sincero)

Draftato da mia nonna nel ’45, ha giocato con lei un pick ’n roll meraviglioso, delicato e intimo per la bellezza di 70 anni. Settanta. Un’intesa difficile da insegnare o allenare. Movimenti continui, costanti e sempre precisi al millimetro, anche nei momenti di difficoltà. Mio nonno aveva un carattere a tratti spigoloso, ecco...ciò nonostante mia nonna non lo ha mai ceduto con una trade. Mai diventato free-agent.

Ha subito molti falli, alcuni durissimi come quella volta che il difensore gli entrò dritto sulle gambe mentre mio nonno attraversava sulle strisce pedonali. Nemmeno stessimo giocando a calcio. Ospedale. Ma poi si rialzò e tornò come sempre in difesa, chiamando la zona e allargando le braccia, mostrando a tutti come si continua.

Molti sono i numeri che leggo sullo scorer del nonno, ma due mi colpiscono. 16 e 74.
16 erano le squadre affiliate quando mio nonno divenne Presidente del Comitato FIP della mia città, Brescia. 74 quelle affiliate pochi anni dopo, grazie anche all’aiuto di mio padre. Chi mi conosce sa quanto io vada fiero di questa sua (loro) parte di vita cestistica.

Questa notte finisce la partita di mio nonno, ma tutti quei no-look con le caramelle che mi ha fatto (e per no-look si intende, senza farsi vedere da mia nonna), tutti quegli arresto e tiro di racconti e quei terzi-tempi di partite a carte, tutte le volte che abbiamo chiamato un “blocco-tandem” per tagliare una siepe in giardino...sono tutte cose che non finiscono stasera. Non per la mia squadra. Non per noi.

I medici han detto che mio nonno avrebbe dovuto chiamare il cambio ancora qualche giorno fa.
Lui ha stupito tutti per l’ennesima volta.
Ha portato la partita ai supplementari.
Difendendo duro...su se stesso.
Piegandosi sulle gambe...solo alla fine.

Questa notte sono triste mentre guardo mio nonno uscire dal campo, ma una parte di me è più serena e tranquilla, consapevole che la sua maglia verrà ritirata. La vedrò là in alto in tutti i palazzetti in cui giocherò, compresi i campetti all’aperto di periferia, dove, anche qualora non ci fosse, entrerò comunque e sempre dall’ingresso atleti. Come mi ha insegnato lui.

Come mi hai insegno tu, nonno Piero."

Filippo Ronca

"ps. un abbraccio tenero va a mia nonna che nonostante tutto con lo sguardo cerca sempre mio nonno sugli scarichi. Lo so. La vedo. E le voglio bene."

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