Sequestrati alla criminalità 50 terreni agricoli, anche a Brescia

A dirlo Legambiente Lombardia: sono 1.186 i beni sequestrati alla mafia e solo a Brescia il 16% dei comuni (32 su 206) è stato interessato dalla confisca di appartamenti, box, aziende, capannoni, attività commerciali e terreni agricoli riconducibili al crimine organizzato

Che le organizzazioni mafiose abbiamo allungato i loro tentacoli anche sul settore agroalimentare non è certo una novità: Il volume d’affari complessivo di quello che viene definito come agromafia si attesta a ben 14 miliardi d’euro (rapporto Agromafie). Insomma, la mafia è riuscita a mettere le mani sul comparto agroalimentare del nostro Paese, intaccando in questo modo non solo il lavoro di tantissimi produttori onesti, ma anche il valore del marchio made in Italy a livello mondiale, la sua qualità e sicurezza.
 

In Lombardia, nello specifico, sono stati sequestrati alla criminalità organizzata 50 terreni agricoli e fabbricati rurali in 29 comuni fra Milano, Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Pavia, Sondrio e Varese. In totale nella Regione sono 1.186 i beni sequestrati alla mafia: solo a Brescia il 16% dei comuni (32 su 206) è stato interessato dalla confisca di appartamenti, box, aziende, capannoni, attività commerciali e terreni agricoli riconducibili al crimine organizzato.
 

Dato ancora più preoccupante, evidenzia la Coldiretti, è che la mafia non si è infiltrata solo nella gestione delle aziende agricole, ma è entrata proprio nel piatto. Il crimine organizzato, infatti, inquina l’economia anche attraverso il nome, come ha spiegato la Coldiretti, “che per la prima volta ha censito alcuni esempi di prodotti agroalimentari, venduti in Italia, in Europa e nel mondo, con nomi che richiamano gli episodi, i personaggi e le forme dell’iconografia mafiosa”. La ricerca è stata illustrata ieri a Roma, nell’ambito della presentazione della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”, promossa dalla Coldiretti con la Presidenza del Comitato Scientifico del procuratore Giancarlo Caselli. 
 

Fra i prodotti che la Coldiretti ha trovato in vendita sui mercati internazionali ci sono ad esempio le noccioline “Chilli Mafia” aromatizzate al peperoncino, la “Sauce Maffia” a Bruxelles, la pasta “Mafia” a Taiwan, le spezie “Palermo Mafia Shooting” in Germania, la salsa piccante “Wicked Cosa Nostra” in California o l’amaro “Il Padrino”.
 

“Dopo aver sfruttato le immagini della bellezza dei nostri territori, adesso il marketing industriale agroalimentare punta sui simboli e sui nomi che richiamano l’ambiente del crimine organizzato per vendere prodotti alimentari che con l’Italia non c’entrano nulla, ma che sfruttano stereotipi negativi per fare business sul buon nome delle nostre produzioni. E’ una vergogna” spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Brescia e Coldiretti Lombardia.
 

“Se non fosse drammatico, questo richiamo al crimine organizzato sarebbe ridicolo – prosegue Prandini – visto che la lotta al crimine organizzato è ormai uno dei valori fondanti della nostra società civile e considerato lo sforzo delle forze dell’ordine per contrastare l’attività della mafia in Italia e all’estero”.

            

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