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Foto di repertorio

Foto di repertorio

Riti pagani e roghi per antiche divinità: le origini del Sabba sulle montagne bresciane

I primi insediamenti, più di 11mila anni fa: e poi zecche clandestine e castelli nascosti, riti pagani e battaglie romane. Tutta la storia (e i segreti) di Vallio Terme in un libro

Tracce di luoghi di culto montani, antichi di migliaia di anni, in cui si offrivano oggetti e si accendevano fuochi a divinità femminili di cui non si conosce più il nome, come in un sabba preistorico. E ancora i resti di una zecca clandestina che risalirebbe addirittura all'Età Romana, dove si forgiavano monete false. Oppure i segni concreti del primo insediamento umano di sempre, che in zona sarebbe datato anche più di 11mila anni.

Sono questi alcuni dei “segreti” svelati nel sostanzioso volume “Vallio Terme. Paesaggi e insediamenti dalla Preistoria a oggi”, pubblicato da Liberedizioni al termine di un lungo cammino fatto di studi e ricerche, proseguito per più di quattro anni coinvolgendo il Comune di Vallio, la Comunità Montana, l'Università di Padova, il Museo archeologico della Valsabbia di Gavardo. Un tuffo a capofitto dal recente passato a quello lontanissimo, la storia di paesaggi e popolazioni: una vera “ricostruzione enciclopedica” del territorio.

Riti pagani sulle montagne di Vallio

E' tra colline e montagne che comincia una storia millenaria. Gli insediamenti del mesolitico, i reperti raccolti al Dos delle Preghiere, pendagli dalle forme curiose (anche a forma di stivale) e punte di freccia: è qui che pare ci siano stati i primi accampamenti, delle postazioni di caccia in quota, in cerca di selvaggina. I luoghi di culto di cui parlavamo qualche riga fa risalgono invece all'Età del Ferro: “Luoghi dove si offrono oggetti e si accendono fuochi a divinità di cui non sappiamo più il nome – dice Marco Baioni, direttore del museo di Gavardo – come riti preistorici che rimandano alle origini del sabba”. 

Mistero e stregoneria a parte, è sempre in montagna che si trovano tracce di false monete dell'età romana repubblicana, e quindi una zecca clandestina nella zona del Colle Sant'Eusebio. Un modus operandi che si ripeterà nei secoli dei secoli: anche a Sant'Apollonio si trovano le tracce di una zecca clandestina, che risale però al XV secolo. Infine la Rocca di Bernacco: è qui che si trovano tracce di piombo e “ghiande missile” ancora dell'età romana. Forse un luogo di scontro e battaglia, oppure di esercitazioni militari.

Quattro anni di studio per un grande risultato

Ci sono voluti più di quattro anni, dicevamo, per riempire di foto e notizie il librone (da 250 pagine) sulla storia e preistoria di Vallio. La prima organizzazione risale all'estate del 2015, ma sarà l'anno successivo (a marzo) che si parte davvero, con il coinvolgimento di 40 volontari valliesi in rappresentanza delle associazioni del paese. Tra agosto e settembre, sul Monte Ere, viene allestito il campo base dove il professor Gian Pietro Brogiolo (Università di Padova) raccoglie, insieme a 14 studenti, una quantità infinità di elementi storici (mappe, documenti, reperti, toponimi, coltivazioni). Nel 2017 toccherà poi, per qualche mese, al Museo di Gavardo raccogliere ulteriori informazioni.

Una storia millenaria

La ricerca parte dal mesolitico ma arriva ovviamente anche ai giorni nostri. Anche la piccola Vallio, che pure nel XIII secolo aveva gli stessi abitanti che ai primi dell'Ottocento, dopo millenni di “solitudine” viene travolta dallo sviluppo inarrestabile del capitalismo. Ne sono testimonianze, ad esempio, il primo catasto che sarà di Napoleone Bonaparte, a cui poi seguirà quello austriaco, e le storie di emigrazione che hanno coinvolto tutto il Novecento, i valliesi che raggiunsero addirittura l'Argentina, in cerca di lavoro, fortuna e una vita migliore. “Mi ha molto colpito – spiega però l'ex sindaco Floriano Massardi, oggi consigliere regionale – leggere di come, sostanzialmente, i confini del nostro paese siano inalterati da mille anni. Faccio mie, allora, le parole del prof. Brogiolo per definire la nostra valle, come un'area di confine, ma non chiusa. Ritengo che anche il nostro futuro sia da giocare in questo senso”

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