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Mercoledì, 6 Luglio 2022
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Via libera in Regione agli uccelli nello spiedo: saranno regalati dai cacciatori

E' passato il progetto di legge per lo spiedo bresciano

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato martedì (con 45 voti favorevoli e 23 tra contrari e astenuti) il progetto di legge “per la valorizzazione dei piatti tipici lombardi a base di selvaggina”. Tradotto: è ora nero su bianco la volontà di riportare gli uccelli (ovviamente quelli liberamente cacciabili) nello spiedo bresciano anche per le attività commerciali e gli eventi pubblici. Con l'approvazione del progetto di legge si prevede ora che la selvaggina venga donata volontariamente, a titolo gratuito, dal produttore primario (il cacciatore) fino al consumatore finale in ristoranti e sagre di paese. 

Il nuovo progetto di legge

“E' un grande giorno per la valorizzazione della cultura gastronomica lombarda – spiega il consigliere regionale leghista Floriano Massardi, promotore della proposta di legge – volta a preservare le tradizioni e le identità dei nostri territori. Sono molto soddisfatto dell'esito positivo di questo progetto di legge che ha impegnato la Commissione nelle ultime settimane. Come ormai noto, dal 2014 la normativa vieta la vendita di parti di avifauna cacciabile per fini commerciali, ma non il consumo. Una stortura legislativa che ha messo a rischio una tradizione profondamente radicata, per quanto riguarda lo spiedo, nel territorio bresciano”.

Non ci sarà ancora la vendita di specie cacciabili, che rimane vietata, ma si prevede ora la “donazione”, con il conseguente via libera all'utilizzo dei volatili nella preparazione dello spiedo non solo in luoghi privati ma, appunto, anche in sagre, ristoranti, eventi pubblici. Presenti in aula, a sostenere la proposta di legge, anche numerosi sindaci bresciani.

Le polemiche in Consiglio regionale

Ma non mancano le polemiche. “Una giornata triste – spiega il consigliere Dino Alberti del Movimento 5 Stelle – in cui siamo stati chiamati in aula per discutere di un unico progetto di legge, che ha per oggetto lo spiedo bresciano. Non la crisi economica, non il caro energia, non la carenza di medici, la disoccupazione, le misure a sostegno delle imprese. Per votare una legge che, per stessa ammissione degli uffici regionali, è a rischio incostituzionalità perché in contrasto con la normativa statale e comunitaria. Desolante la presenza in aula di circa 50 sindaci bresciani. Non ho mai visto tanta mobilitazione, nemmeno quando trattiamo della frana che minaccia i paesi sul lago d'Iseo”.

Perplessità anche da parte del Pd. “Le tradizioni sono un valore assoluto per le comunità, raccontano la storia dei territori e ne rappresentano una ricchezza – il commento del consigliere Gianni Girelli – Lo spiedo bresciano è un piatto che tramanda l'origine rurale delle nostre valli e non solo, e per questo è un dovere custodirne la tradizione. Ma lo strumento legislativo approvato temo sia inadeguato, se non sbagliato, perché ha scatenato una inutile contrapposizione tra le tradizioni e la caccia. La necessità di difendere le tradizioni culinarie, come lo spiedo, non può essere vissuta come una battaglia a favore o meno della caccia. L'attività venatoria è tema più complesso e diverso. Per questo la scelta di utilizzare un progetto di legge è stata azzardata e inadeguata”.

La protesta di animalisti e ambientalisti

Anche diverse associazioni ambientaliste e animaliste avevano chiesto di respingere il nuovo progetto di legge. “La Direttiva uccelli dell'Unione Europea e di riflesso le normative nazionali – si legge nel documento congiunto firmato da Avc, Cabs, Cai Lombardia, Gaia, Enpa, Gol, Grig, Lac, Lav, Legambiente, Lipu, Pro Natura e Wwf – vietano il commercio dell'avifauna, con alcune eccezioni, per evitare che lo stimolo economico moltiplichi la pressione venatoria con gravissime ricadute sullo stato di conservazione delle specie. L'ipotesi di cessione gratuita della selvaggina ai ristoratori, da parte dei cacciatori, non è fisicamente praticabile: un ingrediente usato per piatti per i quali si chiede un compenso rientra automaticamente nel circuito economico, come il coperto, e diventa un prodotto che deve essere pagato. E' evidente che con l'approvazione della legge la crescita della domanda farebbe inevitabilmente impennare l'offerta, finendo non solo per saccheggiare ulteriormente l'avifauna migratrice, ma anche per alimentare un colossale commercio in nero, che di fatto già esiste come dimostrano i numerosi sequestri di uccelli già pronti per il consumo operati dai Carabinieri Forestali”.

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