rotate-mobile
social Casto

A un anno dal ritiro, il Cobra si racconta: "Ho capito quanto è fragile la vita"

Intervista a Sonny Colbrelli, il "cobra" di Casto

"Mi sento fortunato ad essere ancora qua. In pochi attimi mi sono reso conto di quanto la vita possa essere fragile. Mi sentivo invincibile, poi dall'oggi al domani sono finito in un letto d'ospedale. Dopo quello che è successo ho cambiato modo di vivere, perfino di pensare". Sonny Colbrelli si racconta: a un anno dal ritiro - ex ciclista professionista, tra le sue vittorie più clamorose sicuramente la Parigi-Roubaix del 2021, ma c'è anche un campionato italiano - il "cobra" di Casto continua nella sua nuova vita. Lontano dalle corse, almeno a livello agonistico: il salto (tentato) in politica, fu candidato alle ultime elezioni regionali, il lavoro tra i ragazzi, il ruolo di ambassador di Valsir per il prossimo biennio (con la casacca di Valsir ha corso il Giro-E, solo poche settimane fa: tra i "colleghi" di gara anche Davide Cassani, Andrea Tafi, Damiano Cunego solo per citarne alcuni).

Le borse di studio

Ospite speciale proprio dell'evento Valsir per la consegna delle borse di studio ai figli dei dipendenti delle quattro aziende consociate (oltre a Valsir anche Marvon, Oli e Alba): fanno tutte parte del Silmar Group, colosso nostrano da 1,2 miliardi di euro di fatturato. Sono 34 gli studenti meritevoli delle scuole superiori e dell'università che si sono meritati una borsa di studio intitolata a Silvestro Niboli, fondatore di Silmar Group, e Pierluigi Mari, fondatore di Alba: è da 8 anni che vengono consegnate, più di 150 in totale, per un valore che ad oggi sfiora i 200mila euro.

Sonny Colbrelli si racconta

Sonny Colbrelli è nato a Desenzano ma cresciuto a Casto, proprio come Silvestro Niboli: "La chiamano la valle di lacrime", sorride il Cobra con riferimento alla sua terra d'origine. "Da giovane studiavo alla Scar - dice Colbrelli - ma sono arrivato in terza e poi ho cominciato a lavorare. Mi sono pentito di non aver imparato abbastanza quando ho cominciato a girare il mondo per gareggiare nel ciclismo: è allora che ho ricominciato a leggere e studiare. Lo dico ai ragazzi di oggi: nella vita non s'improvvisa nulla, ma si costruisce giorno dopo giorno. E questo vale anche per lo studio e il lavoro".

Della sua storia ha parlato anche nel libro "Con il cuore nel fango. L'epica del ciclismo nella storia del Cobra", scritto a quattro mani con Marco Pastonesi. "Il ciclismo mi ha dato disciplina - spiega il Cobra - e cioè tempi da rispettare, ordine e organizzazione, impegno. Campioni non si nasce, si diventa: anche con il rispetto degli avversari". A pochi mesi dalla vittoria della Roubaix, all'arrivo della prima tappa della Vuelta a Catalunya, Colbrelli si accascia a terra per un arresto cardiocircolatorio: convulsioni, paura, il ricovero in ospedale dove rimarrà per un bel po', la lunga riabilitazione, l'impianto di un defibrillatore, il definitivo annuncio del ritiro che inevitabilmente arriverà, solo pochi mesi più tardi.

"Nella mia vita è cambiato tutto, ma io no: sono ancora il Sonny che ero - conclude Colbrelli -. Ripenso a quello che è successo e affronto la quotidianità con un approccio diverso, fin da quando mi sveglio. Ogni tanto penso che potrebbe essere il mio ultimo giorno: e allora riparto, mi carico di nuovi stimoli e vado avanti. Sempre con il sorriso". Un pronostico sul Tour de France? "Vince Tadej Pogacar". E intanto la sfida con Jonas Vingeegard s'infiamma.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

A un anno dal ritiro, il Cobra si racconta: "Ho capito quanto è fragile la vita"

BresciaToday è in caricamento