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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Giovani sposini rapiti in viaggio di nozze, trovati morti in una caverna

L’incredibile storia rimasta sepolta con loro per oltre un secolo e mezzo

“Gli sfortunati sposi mummificati di Serle”: è il titolo dell’incredibile storia raccontata da Xplora – Oltre i confini, noto gruppo di ricercatori ed esploratori storici (bresciani e non). E’ una vicenda che si trascina da oltre un secolo e mezzo, ma che è rimasta sconosciuta fino a pochi anni fa, riemersa dall’oblio solo a partire dagli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. E’ la storia di due sposini che vennero rapiti da una banda di malviventi, e che finirono per precipitare in una caverna e morirvi all’interno, senza che nessuno li trovasse mai per quasi un centinaio d’anni.

Tutto comincia, anzi ricomincia, nel 1944. A quel tempo, fanno sapere da Xplora, due giovani disertori di Brescia, in attesa del momento buono per espatriare in Svizzera, andarono a nascondersi con l’aiuto del parroco di Serle in una delle molte grotte che si trovano sull’Altopiano di Cariadeghe (zona tristemente nota, in tempi recenti, per la scomparsa della giovane Iushra Gazi).

Il macabro ritrovamento nella grotta

Il prete li accompagnò nella grotta, un alloggio improvvisato ma attrezzato con giacigli e anche un focolare. Ma il tempo dell’attesa si fece pesante, e i ragazzi (un po’ annoiati) decisero quindi di proseguire ad esplorare la grotta (di fatto loro si trovavano proprio all’ingresso). “Dopo alcune centinaia di metri – scrivono gli Xplora – rimasero atterriti dall’orrore quando le loro fiaccole illuminarono uno spettacolo davvero macabro: adagiati vicini l’uno all’altro si trovavano due corpi mummificati, all’anulare di uno di essi brillava alla luce tremolante delle torce una fede d’oro”.

In quanto disertori, scelsero ovviamente di non allertare le forze dell’ordine. E così portarono il segreto oltre frontiera, varcando il confine con la Svizzera. Un segreto rimasto tale fino al 1987.

Il mistero svelato due secoli dopo

“La figlia di uno dei due fuggitivi – fanno sapere ancora da Xplora – cercava documenti per la sua tesi di laurea e trovò a Vienna un documento dell’Imperial Regio Delegato Provinciale. Questi riportava che il 5 maggio 1857 a Nuvolento, vicino a Serle, due sposi di Salò erano stati rapiti dai banditi mentre erano in viaggio di nozze. Non se ne trovò più traccia. Tornata in Italia, decise allora di guardare da vicino la fede nuziale trovata dal padre nella grotta: vi era incisa una data, 2 maggio 1857. Era l’anello della sposa scomparsa, infilato al dito solo tre giorni di sparire per sempre, inghiottiti dalla caverna che divenne la loro tomba”. 

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