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Vaccinazioni ad operatori socio sanitari: la lettera dell'Anffas di Desenzano

Via Durighello, 1 · Desenzano del Garda

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Francesco Pienazza, presidente Anffas Onlus di Desenzano del Garda.

Gentile Direttore, Le scrivo per esprimere alcune perplessità riguardo alle scelte attuate nella campagna vaccinale contro il Covid, pur nella consapevolezza di rischiare sempre di fare ragionamenti centrati sulla propria situazione e non sul contesto generale. L’ANFFAS onlus Desenzano di cui sono Presidente, gestisce tre centri diurni per 75 persone con disabilità intellettiva ed occupa circa 40 operatori socio sanitari. Ai primi di febbraio abbiamo preso atto della revisione del piano vaccinale nazionale, che ricordo essere basato sulla necessità di definire “priorità in modo chiaro e trasparente, tenendo conto delle raccomandazioni internazionali ed europee”, individuando a tal scopo nelle “categorie prioritarie gli operatori sanitari” ed, appunto, quelli “socio sanitari”. Tale revisione ha quindi inserito una categoria “1 bis” che include “persone estremamente vulnerabili per particolari patologie” tra cui persone con disabilità […], e gli operatori sociosanitari che operano nei servizi a loro dedicati. I motivi sono evidenti: da un lato la complessa fragilità delle persone con disabilità e dall’altro i loro operatori che lavorano in servizi considerati dalla legge come “essenziali”. Se questi operatori (che seppur protetti devono spesso lavorare in situazioni a rischio) contraggono il virus, rischiano ovviamente per la propria salute ma anche di costringere la chiusura dei servizi, con la drammaticità che questo comporta, e/o di contagiare le persone con disabilità. Persone che, nei nostri Centri, spesso non sono in grado di usare le mascherine ed adottare le misure di sicurezza, diventando quindi molto più vulnerabili della popolazione generale. Per tali motivi abbiamo accolto con grande soddisfazione l’inserimento delle nostre realtà nella nuova fase di priorità. Tale soddisfazione è andata tuttavia scemando nel constatare che in alcune zone della provincia la vaccinazione procedeva abbastanza spedita (alcune realtà l’hanno completata) mentre noi non venivamo proprio chiamati. Siamo stati finalmente contattati il 18 febbraio riuscendo a vaccinare metà operatori. Già dal giorno dopo non si è però più avuta alcuna notizia. Con grande fatica siamo riusciti a parlare con qualche referente dell’Ospedale che, molto gentilmente peraltro, ci ha informati di una sospensione perché le priorità erano state spostate sugli ultraottantenni. Leggiamo poi stamattina della notizia che molte dosi sono state dirottate ai comuni di confine col bergamasco includendo anche gli ultrasessantenni (facciamo notare che alcuni colleghi della provincia stanno comunque continuando con le vaccinazioni programmate). Non vogliamo, ripeto, fare la parte di quelli che pensano solo al proprio orticello, però è giusto ribadire un’altra volta che ai nostri servizi accedono, tra utenti e dipendenti, più di 110 persone provenienti da 10 comuni, che quotidianamente condividono la giornata in una situazione di estrema delicatezza (come definita dal piano vaccinale e non solo da noi). Fino ad oggi siamo stati toccati marginalmente dall’epidemia grazie però a degli sforzi di gestione e prevenzione enormi concordati, come tutti, con A.T.S. E’ però evidente che anche questo gravoso impegno (di risorse umane ed economiche oltreché di restrizioni pesanti) non sempre è una garanzia come ben si è visto negli ospedali e nelle strutture per anziani. I nostri servizi sono vitali sia per le persone che li frequentano che per le loro famiglie. Rischiare di chiuderli per mancanza di personale ( a cui va la nostra immensa gratitudine) o peggio, rischiare che si ammalino le persone che li frequentano con conseguenze terribili (un ricovero per la maggior parte di loro sarebbe di una drammaticità smisurata), ci pare francamente poco accettabile. Per tale motivo riteniamo quindi che debba essere fatto, da parte di A.S.S.T. del Garda, uno sforzo per riprendere e concludere al più presto la vaccinazione all’interno dei nostri servizi, garantendo anche modalità che siano fruibili anche dalle molte persone con grave/gravissima disabilità che certo non possono permettersi di fare code di un’ora e mezza come capitato ai primi dipendenti.

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