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La provincia di Brescia prima in Lombardia per reati ambientali

In Lombardia record di arresti per “ecomafia”

Prima in Lombardia, tredicesima in Italia: è questo il triste primato della provincia di Brescia che emerge dall'ultimo report sulle “ecomafie” a cura di Legambiente, che ha registrato nel 2020 un totale di 34.867 reati ambientali in tutto il Belpaese (+0,6% rispetto al 2019) con una media di quattro reati l'ora, nonostante la flessione (causa Covid) dei controlli effettuati, il 17% in meno. Nel Bresciano si conterebbe più di un reato ambientale al giorno (uno ogni 19 ore) per un totale di 451 indagini avviate dalla procura, con 373 persone denunciate, 207 sequestri e due arresti.

In tutta Italia, la triste conferma del rapporto 2021 di Legambiente: l'ecomafia non conosce lockdown né pause. Aumentano i reati (più di 95 al giorno, come detto 4 ogni ora) e anche le denunce: 33.620 le persone indagate, +12% rispetto al 2019, e 329 le misure cautelari eseguite (+14,2%), infine 11.427 i sequestri effettuati (+25,4%) nonostante siano stati effettuati quasi 300mila controlli in meno.

Reati ambientali: le regioni più colpite

Sempre alta l'incidenza dei reati ambientali accertati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria): sono esattamente 16.262, il 46,6% del totale nazionale, con 134 arresti (nel 2019 erano “solo” 86). Nella classifica regionale Campania, Sicilia e Puglia sono le regioni più colpite da illeciti ambientali: al quarto posto quest'anno sale il Lazio, con 3.082 reati (+14,9% sul 2019), superando così la Calabria. La Lombardia – 1.897 reati accertati, 2.613 persone denunciate, 561 i sequestri e 62 gli arresti – è settima in Italia ma prima al Nord, ma è anche la regione dove si è registrato il maggior numero di arresti.

Un affare da 10 miliardi e mezzo di euro

Preoccupante anche il numero dei Comuni commissariati per “ecomafia”, ad oggi 32 di cui 11 nei primi nove mesi del 2021. Il mercato degli illeciti ambientali vale quasi 10 miliardi e mezzo di euro, a cui si aggiunge la categoria degli “investimenti a rischio”, in tutto 11,2 miliardi di euro.

“Un quadro preoccupante – spiega Legambiente in una nota – se si considera che una parte molto significativa degli illeciti analizzati nel rapporto Ecomafia ha a che fare con la violazione di normative connesse ad attività delle imprese, che pure hanno dovuto subire, in diversi settori, la sospensione delle produzioni, causata, appunto, dai lockdown”. Tra i reati più diffusi sicuramente i delitti contro l'ambiente, introdotti nel Codice penale dal 2015, e tra questi il delitto di inquinamento ambientale. 

Codice rosso anche per boschi e fauna

Ma il 2020 è codice rosso anche per boschi e fauna, con 4.233 reati relativi agli incendi boschivi (+8,1% rispetto al 2019) e 8.193 illeciti contro animali, poco meno di uno ogni ora. Da soli, i reati contro la fauna rappresentano il 23,5% del totale degli “ecoreati”, con 6.792 persone denunciate, oltre 18 al giorno, e 33 arresti. “Numeri sicuramente in difetto – dice ancora Legambiente – sia per l'esiguità dei controlli, principalmente nelle aree interne e naturali, sia per la scarsa efficacia del sistema sanzionatorio, ancora privo di delitti adeguati alla gravità dei fatti”.

Reati anche in agricoltura e archeologia

La flessione più significativa, questa sì riconducibile ai lockdown, è quella relativa al ciclo dei rifiuti: in termini di illeciti registra un -12,7% rispetto al 2019, ma al contempo più arresti (+15,2%). Per quanto riguarda la cosiddetta “agromafia”, i reati più diffusi sono quelli relativi alle importazioni di prodotti alimentari, seguiti da quelli sui prodotti ittici in generale: nel 2020, infine, sono stati 293 i reati di caporalati accertati, 254 le denunce e 43 gli arresti. Nel lungo (e triste) elenco ci sono anche le “archeomafie”, i reati archeologici: aumentano i controlli e i diminuiscono i furti, la regione più colpita (per ovvi motivi) resta il Lazio, seguita da Puglia, Toscana e Campania. Al palo, invece, gli abbattimenti degli abusi edilizi: dal 2004 sono state emesse 57.250 ordinanze di demolizione, ma ne sono state eseguite solo il 32,9%.

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