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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Nel Bresciano c'è una grotta misteriosa: covo di banditi, elfi e del 'terribile' Bao

Storia e leggenda s'intrecciano al Buco del Frate di Prevalle: è qui che si narra trovavano rifugio i banditi travestiti da frati, ma anche elfi e il terrificante Bao

Storia e leggenda ancora oggi accrescono la fama del Buco del Frate, in dialetto “Bus del Fra”: come riporta l'Ecomuseo del Botticino, si narra che la misteriosa grotta fu sì covo di banditi, ma anche tana di elfi e del terrificante Bao. Il Buco del Frate è una cavità situata nella sella tra il Monte Budellone, a Prevalle, e il Monte Paitone, nell'omonimo Comune, ad un'altitudine tra i 253 e i 244 metri sul livello del mare, nel territorio della Valsabbia.

Le uniche vie di accesso sono i due sentieri che portano al Monte Budellone, ma che solo parzialmente percorrono la riserva. L'interesse per questi luoghi è vario e vasto: si va dall'aspetto paleontologico a quello speleologico, e poi faunistico e naturalistico. Ma non da meno quello folkloristico.

La leggenda del terribile Bao

La leggenda racconta, infatti, che in una lettera del febbraio 1856 la grotta venne citata come sede di orchi e folletti, capeggiati dal terrificante Bao (una figura ben nota alle tradizioni bresciane, e spesso utilizzata per incutere timore ai bambini). Ma perché la grotta è chiamata “Bus del Fra”? Esistono varie teorie sull'origine del nome. La prima, più folkloristica, associa il suo nome alle leggende sui briganti travestiti da frati che assalivano i viandanti, per poi rifugiarsi nella caverna.

Le origini del Buco del Frate

La seconda è quella più accreditata e considerata più attendibile: pare infatti che il nome derivi dal latino fractas, ovvero “luogo di pietre e rovi”. Ma il Buco del Frate ha tante altre storie da raccontare. Le grotte del luogo sono celebri per aver ospitato a lungo gli orsi, durante i loro letarghi invernali. Proprio per questo motivo sono state rinvenute ossa preistoriche riferibili a una trentina di esemplari, di cui un orso completo oggi esposto al Mavs di Gavardo, il Museo archeologico della Valsabbia.

Orsi, lupi, volpi e pipistrelli

La ricca fauna che popolava le grotte e i suoi dintorni si componeva, principalmente, di lupi, volpi, faine e martore, ma in alcuni casi (più rari) anche iene, marmotte e castori. Si tratta di animali carnivori che rimandano a un clima freddo, appunto quello delle fasi glaciali. Altra storia: fino a pochi anni fa, per il clima mite all'interno della grotta (circa 15 gradi) vi si potevano trovare diverse specie di chirotteri, in gergo i pipistrelli.

I “vampiri” utilizzavano la grotta come rifugio durante il giorno, ma anche durante l'inverno per la fase de letargo. Le femmine in estate abitavano la grotta per formare la colonie riproduttive, per il parto e l'allevamento dei piccoli. Il Buco del Frate, ricordiamo, è stato riconosciuto come “Area paesaggistica di particolare interesse regionale” ormai dal 1997. Non solo: con la legge 83 del 1986 è stata inoltre classificato come “Monumento naturale”, per il suo pregio naturalistico e scientifico.
 

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