Casoncelli e polenta, coniglio e spongada: buona Pasqua con i piatti tipici bresciani

Pronti al pranzo di Pasqua, anche se in quarantena? Abbiamo selezionato alcuni dei piatti bresciani che più tipici non si può, per stare vicini anche se obbligati a stare lontani

Foto da turismobrescia.it

Dalle uova sode (perché no, anche a colazione) alla spongada della Valcamonica, la creatività bresciana a tavola non mancherà di farsi sentire anche nella prima (e si spera unica) Pasqua passata in quarantena per rispondere alle necessità di contenimento del Coronavirus. Niente grigliate insieme agli amici, nemmeno pranzi allargati con tutti i parenti: di certo quest’anno saremo un po’ più soli, ma è bello immaginarsi insieme in cucina, anche se a distanza. In vista della Pasqua alle porte, abbiamo selezionati alcuni dei piatti tipici della tradizione che non possono mancare sulle tavole dei bresciani.

Per cominciare: uova sode e casoncelli

L’uovo sodo di Pasqua è una tradizione millenaria che va al di là dei confini bresciani: senza esagerare, può essere un gustoso antipasto (magari accompagnato a salumi nostrani, misticanza di verdure e altre gustose amenità) prima di inaugurare il nostro pranzo con i classici casoncelli. Come riporta il portale di Turismo Brescia, i casoncelli sono la variante bresciana del raviolo ripieno, di carne o verdura, serviti con burro fuso e salvia. In dialetto si chiamano casonsèi: le loro origini si perdono nella notte dei tempi, perché i primi documenti che ne parlano risalgono al XV secolo, quindi più di mezzo millennio fa.  

Coniglio alla bresciana e polenta

In alternativa ai grandi classici della tradizione, agnello e capretto, vi proponiamo un piatto che è altrettanto classico: il coniglio alla bresciana. E’ considerato ancora oggi una prelibatezza, ma che necessità di una certa dimestichezza nella preparazione, affinché la carne non risulti troppo arida o prosciugata. Nelle varie ricette storiche non mancano il burro, il lardo e il vino bianco per rendere le carni del coniglio tenere e gustose. Il tutto accompagnate da una saporita polenta, magari taragna: presumibilmente si ritiene che il nome derivi da tarèl, termine che stava a indicare il bastone necessario a “tarare” la polenta, cioè a mescolarla in continuazione per evitare che si attacchi sul fondo del paiolo.

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La spongada della Valcamonica

Gran finale dolce, dolcissimo, con la celebre spongada della Valcamonica: è ormai tipico della tradizione bresciana, ma si dice abbia origine da Erbanno, frazione di Darfo Boario Terme. Veniva inizialmente preparata esclusivamente nel periodo pasquale, mentre oggi viene cucinata tutto l’anno. Nel dettaglio, si tratta di una focaccina dolce, ottima da accompagnare a marmellate fatte in casa, sfizioso toccasana come merenda per i bimbi.
 

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