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Là dove la neve non basta più: viaggio negli impianti abbandonati della provincia

Edifici e impianti sciistici abbandonati dalla Valcamonica alla Valtrompia: sono 21 le strutture dismesse in tutta la Lombardia

Si chiama “Nevediversa”: è il dossier annuale di Legambiente - consultabile a questo link - che si pone l'obiettivo di “illustrare le condizioni di impianti da sci dismessi o abbandonati, e analizzare gli ingenti costi ambientali ed economici per sostentare il comparto sciistico con innevamento artificiale laddove gli effetti del cambiamento climatico sono tangibili nell'assenza di precipitazioni nevose”. Solo in Lombardia, ad oggi, si contano 669 chilometri di piste per lo sci alpino e 33 comprensori serviti da 214 impianti di risalita: in provincia di Brescia ci sono più di 250 km di piste.

Allo stesso tempo, però, sono 21 gli impianti che risultano dismessi, e per vari motivi: assenza cronica di neve, fallimenti, crisi economica, la fine della “vita tecnica” delle strutture che non sono mai state rinnovate. “Queste installazioni – scrive Legambiente – spesso lasciano sul territorio ruderi delle stazioni di partenza e arrivo, piloni in cemento armato abbandonati, cavi in acciaio non rimossi”.

Gli impianti abbandonati di Montecampione

Nel lungo elenco degli impianti abbandonati non mancano, purtroppo, anche esempi bresciani. Parliamo ad esempio egli edifici del villaggio turistico di Plan di Montecampione e del Villaggio di Preottone, tra i Comuni di Artogne e Pian Camuno: in zona tutto risulterebbe dismesso ormai da più di un decennio, dal 2010. Il risultato di un “profondo stato di crisi” che si sarebbe scatenato gli albori degli anni Duemila: in tutto sono 142 gli appartamenti abbandonati, a cui si aggiungono le sedi degli ex locali pubblici.

Medesima sorte, fa sapere ancora Legambiente, per l'hotel situato nella sottostante località Alpiaz. Ma dopo il fallimento economico, si legge, “si sta tentando un rilancio della località: la situazione degli impianti è però complessa, inattivi per anni perché non c'erano fondi per la revisione”. La revisione è stata fatta nel 2020, ma resta l'incognita dell'innevamento. Edifici e impianti sono stati costruiti a partire dalla metà degli anni Settanta, a circa 1.200 metri d'altitudine: le piste proseguono poi fino ai 2mila metri.

Gli impianti abbandonati sull'Alpe Pezzeda

Risulterebbero dimessi invece da più di 20 anni gli impianti dell'Alpe Pezzeda, in territorio di Collio in Valtrompia. Si parla di almeno due seggiovie e alcuni skilift, realizzati alla fine degli anni Settanta tra 1.330 e i 1.800 metri di altitudine, ma abbandonati ormai dal 1999. E' da allora che il comprensorio è chiuso, scrive Legambiente: “Nel 2002 si era costituita una società per provare un rilancio, ma è andata in fallimento”.

Il Comune di Collio nel frattempo ha acquistato il primo tronco della seggiovia, l'ha messo in sicurezza e ha attivato un bike-park, operativo in estate. Tra le ipotesi di rilancio si segnala la proposta di riconvertire gli impianti per la pratica dello scialpinismo e delle ciaspole: ad oggi, cassata.

Milano-Cortina: opportunità o speculazione?

Questi altri impianti abbandonati in Lombardia: la seggiovia sul Monte Arera, lo skilift sul Monte San Primo, la funivia sui monti Greggio e Sghignola, lo skilift sul Monte Tesoro, quello sull'Alpe Paglio, la teleferica di Entova-Scerscen. “Queste situazioni devono essere un monito – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – a quello che potrebbe essere il destino degli impianti che verranno realizzati per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Ci chiediamo cosa potrà accadere sul territorio una volta passata l'euforia dei Giochi: riteniamo sia necessario proteggere le aree montane dagli appetiti speculativi che vengono generati dai grandi eventi".

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