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Il ruggito della Leonessa d'Italia: apre il nuovo Museo del Risorgimento

Il conto alla rovescia volge (finalmente) al termine

E' un conto alla rovescia mai così piacevole, nell'anno da Capitale della Cultura: aprirà al pubblico domenica 29 gennaio (ma con una preview sabato 28 dalle 11.30) il nuovo Museo del Risorgimento di Brescia, intitolato "Leonessa d'Italia", completamente restaurato e rinnovato nei contenuti, nell'allestimento e negli spazi - grazie ai contributi di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo - all'interno del Grande e Piccolo Miglio nel castello di Brescia. "Il nuovo museo - si legge in una nota - sarà caratterizzato da un approccio fortemente narrativo, orientato alla comprensione degli avvenimenti storici e allo sviluppo del pensiero storico, allo scopo di leggere e interpretare le questioni della contemporaneità a partire dalla conoscenza del passato".

Tre sono i pilastri della "trama narrativa" del nuovo Museo del Risorgimento: i reperti storici, ovvero l'evidenza della cultura materiale del Risorgimento; le opere d'arte, che hanno contribuito a formare il nostro immaginario sull'epopea risorgimentale; la collezione digitale, che permette un approccio esperienziale al museo, coinvolgendo il pubblico.

Il nuovo Museo del Risorgimento

La narrazione parte dalla Repubblica bresciana del 1797, passando attraverso le Guerre d'indipendenza e arrivando alle soglie dei giorni nostri. Un focus particolare è dedicato all'episodio delle Dieci Giornate, che valsero alla città l'appellativo (reso celebre da Aleardo Aleardi e da Giosuè Carducci - di Leonessa d'Italia, in ragione della resistenza popolare alle forze austriache nel 1849. 
Il museo Leonessa d'Italia amplia e completa l'offerta museale di Fondazione Brescia Musei anche da un punto di vista artistico e iconografico, arricchendo il disegno della pittura bresciana con opere di artisti quali Angelo Inganni, Jean Adolphe Beaucé, Adolfo Wildt, Giovanni Battista Gigola, Caroline Deby, Eliseo Sala, Faustino Joli. Dal punto di vista storico, invece, il Museo del Risorgimento si affianca (nella posizione interna al castello) al Museo delle Armi Luigi Marzoli.

Le sezioni del Museo

Il Museo del Risorgimento è articolato in otto sezioni, con la prima installazione "Risorgimenti" ad aprire il percorso museale.

La prima sezione del percorso, Rivoluzione, ripercorre la breve ma significativa esperienza della Repubblica bresciana, proclamata nel marzo 1797, che pose fine alla secolare sudditanza di Brescia a Venezia. La vita della piccola Repubblica, ispirata ai valori della Rivoluzione francese, ebbe fine nel novembre dello stesso anno, quando entrò pacificamente a far parte della Repubblica Cisalpina. Dipinti, manufatti e apparati digitali ripercorrono tutte le fasi della transizione politica e culturale di Brescia e del suo tessuto urbano, in cui scomparvero gli emblemi veneziani, sostituiti dai simboli rivoluzionari. Tra questi, il più celebre fu l’Albero della libertà, eretto in piazza della Loggia in sostituzione della colonna marciana. Una posizione centrale nella sezione è dedicata alla figura di Napoleone, di cui è visibile nel percorso il ritratto realizzato da Andrea Appiani.

Il percorso prosegue con Dissenso, una sezione dedicata alla vita politica di Brescia sotto la dominazione austriaca. A fronte di ampie fasce della popolazione favorevoli al nuovo governo asburgico, furono in molti a esprimere il proprio dissenso e a tentare di contrapporsi al nuovo assetto politico. Spettò in primo luogo alla Carboneria, nel 1820-21 e poi nel 1830, il compito di guidare i primi moti rivoluzionari dalle coloriture democratiche, repubblicane e indipendentiste. La sezione – attraverso oggetti, cimeli e quadri – narra la vicenda dei patrioti bresciani che pagarono il loro impegno politico con la prigione, l’esilio o addirittura la morte. Il quadro simbolo di questa sezione è il ritratto di Camillo Ugoni, eseguito dalla pittrice francese Caroline Deby. Il fallimento dei moti carbonari aprì la strada a nuovi strumenti di lotta, che ricorsero alla propaganda e alla forza delle armi, proprio come fece la “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini, di cui è esposto in questa sezione un tricolore. 

I nuovi metodi di ribellione diedero i primi frutti nella stagione nota come “Primavera dei Popoli”, ovvero il biennio di insurrezioni che coinvolse tutta Europa tra 1848 e 1849. La terza sezione, Insurrezione, racconta attraverso dipinti, vesti, accessori quotidiani e divise militari le celebri Dieci giornate di Brescia (23 marzo-1 aprile 1849). I visitatori possono rivivere i dieci giorni in un box immersivo, che intreccia la produzione iconografica con le narrazioni di vicende individuali di alcuni dei protagonisti, tra i quali primeggia il noto patriota Tito Speri. Accompagnano la narrazione i quadri di Faustino Joli che immortalano gli episodi salienti della battaglia popolare contro la dominazione austriaca.

Tra il 1848 e il 1859 una lunga scia di conflitti e rivolte anti-asburgiche, culminati nelle prime due Guerre d’indipendenza, interessò tutto il Lombardo-Veneto, compreso il territorio bresciano. Massiccia a Brescia fu la presenza di corpi militari stranieri, come gli Zuavi, raffigurati nel dipinto di Angelo Inganni esposto nella quarta sezione, intitolata Guerra. Brescia, in questa fase, divenne soprattutto un “grande ospedale” per i feriti di ogni schieramento. In tale contesto, le donne, tra cui spiccarono la patriota Felicita Bevilacqua e sua madre Carolina Santi, svolsero un ruolo primario nell’assistenza ai feriti. Nella sezione sono visibili due cassette per ferri chirurgici e un album di ringraziamento, firmato dalle donne piemontesi, come segno di gratitudine verso le donne bresciane per aver prestato soccorso ai loro figli e mariti. Inoltre, sarà esposta la monumentale tela (233 x 484 cm) di Jean Adolphe Beaucé dedicata alla battaglia di San Martino e Solferino, un dono di Napoleone III al maresciallo Niel acquisito nel 2021 da Fondazione Brescia Musei.  

La Terza guerra d’Indipendenza vide Brescia passare da ospedale diffuso a sentinella per il controllo dei confini con l’Impero. Dopo la vittoria franco-sarda sugli austriaci, infatti, Brescia fu annessa al Regno di Sardegna e divenne il punto più orientale del regno. Nella quinta sezione del percorso, Unità, campeggia il ritratto che Cesare Campini fece al re Vittorio Emanuele II, giunto a Brescia nel giugno del 1859 con Garibaldi e Napoleone III. Al suo fianco, ci sono i vasi della manifattura di Sèvres, donati da Napoleone III alla città di Brescia in cambio di una copia della Vittoria Alata. Al contempo, la sezione dà conto delle difficili condizioni sociali che Brescia visse nel pieno Ottocento: la veduta di Faustino Pernici, che immortala lo spazio liminale tra la Loggia e i vicini quartieri miseri e sovraffollati, mostra una parte inedita del grande palazzo municipale e della “città dolente”. 

Partecipazione è la parola-chiave della sesta sezione, dedicata all’epopea garibaldina e agli 86 bresciani che parteciparono alla Spedizione dei Mille. Nella sezione è conservata una bandiera garibaldina, assieme alle fotografie dei protagonisti, raccolte in un exhibit digitale. La personalità carismatica di Giuseppe Garibaldi è rappresentata dai cimeli, dagli oggetti e dalle “reliquie” che i suoi estimatori raccolsero in vita, tra cui spille, piatti, tazze, bottiglie, pipe, manici di posate, bottoni, fazzoletti, ritratti a stampa e biografie. A contribuire alla mitografia garibaldina ci pensò anche la figura di Anita, morta nel 1849 durante la fuga dei garibaldini da Roma, e qui è rappresentata morente nel dipinto di Pietro Bouvier. 

La penultima sezione del percorso museale, intitolata Mito, dà conto del processo di monumentalizzazione e mitizzazione del Risorgimento dopo l’Unità. In questa temperie, ad esempio, fu organizzata a Torino nel 1884 la prima mostra nazionale sul Risorgimento, con oggetti provenienti da tutta Italia, Brescia compresa. Fu proprio sulla base di questi materiali che tre anni dopo fu istituito il Museo del Risorgimento cittadino. In età liberale, Brescia conobbe una profonda trasformazione urbanistica, sostenuta dal politico Giuseppe Zanardelli, Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1901 al 1903 e grande promotore dell’EXPO del 1904, che ebbe sede in Castello. La sezione restituisce la complessità della figura di Zanardelli e di questa fase di grandi cambiamenti economici e sociali, rappresentati dalla statua degli Emigranti di Domenico Ghidoni.

Nel Novecento, il Risorgimento iniziò a essere percepito e utilizzato come strumento di legittimazione politica e ideologica, anche da partiti e movimenti di idee antitetiche. Se da un lato il fascismo vedeva una continuità tra le camicie rosse garibaldine e quelle nere, dall’altro gli eroi della resistenza combatterono anche nel ricordo dei padri risorgimentali della Patria, ispirandosi a loro nei nomi di battaglia, come fecero le Brigate Garibaldi e i partigiani cattolici della Fiamme Verdi di Brescia, che si riunirono sotto il nome di Tito Speri. Nell’ottava e ultima sezione del Museo, intitolata Eredità, sono esposti, tra gli altri, un busto di Mussolini dello scultore Adolfo Wildt e la bandiera della 122° Brigata Garibaldi, due simboli che parlano della continuità del discorso patriottico, di ispirazione risorgimentale, nel Novecento. Chiude la sezione, e quindi il Museo, un approfondimento sulla Costituzione italiana, affiancata dalle medaglie che Brescia ha ricevuto per i suoi meriti nel Risorgimento e nella Resistenza.

Orari e biglietti

Il museo Leonessa d'Italia sarà aperto dal martedì alla domenica, dal 1° ottobre al 30 maggio dalle 10 alle 18, dal 1° giugno al 30 settembre dalle 10 alle 19. Ingresso intero 12 euro, ridotto 10 euro, ridotto speciale 7 euro così come i gruppi, 3 euro per le scuole: il biglietto dà accesso anche al Museo delle Armi Luigi Marzoli. In occasione di Brescia Capitale della Cultura, ingresso gratuito in tutti i musei civici per i residenti in città fino al 31 dicembre 2023. Per informazioni è possibile consultare la pagina web bresciamusei.com oppure i canali social collegati (su Facebook, Instagram, Twitter e Youtube).

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