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Giovedì, 19 Maggio 2022
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218 milioni di mascherine da buttare, le brucerà tutte A2A: un affare da 700mila euro

Un affare da (quasi) 700mila euro

La determina numero 175 è firmata direttamente dal generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l'emergenza Covid: per 698mila euro più Iva sarà l'azienda A2A Recycling srl, del gruppo A2A, ad occuparsi dello smaltimento di 218 milioni e mezzo di mascherine di comunità che giacciono, inutilizzate, ormai quasi da due anni. Vennero acquistate ancora nel 2020 dal commissario Covid di allora, Domenico Arcuri, in un momento in cui – si legge in determina – era evidente “la scarsità di reperimento sul mercato di mascherine chirurgiche certificate”, e quindi lo stesso Decreto Cura Italia “consentiva l'utilizzo di mascherine di comunità allo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana, pur non essendo soggette a particolari certificazioni”.

Le stesse “mascherine di comunità”, però non vennero mai richieste “né dalle regioni né dagli altri enti convenzionati”, e arrivati a questo punto “non trovano più alcuna possibilità di impiego, in esito alla mancata proroga dei termini previsti dall'articolo 16 comma 2 del Decreto Cura Italia, determinando quindi la definitiva impossibilità di utilizzo” di queste mascherine.

Stoccate in magazzino a 313mila euro al mese

L'utilizzo di tali dispositivi, infatti, “non è più consentito dalle norme in vigore, in quanto trattasi di dispositivi non certificati con scarsa capacità filtrante e non conformi ai requisiti di legge”. Le mascherine di comunità acquistate nel 2020 sono ancora stoccate in vari magazzini Sda, nel Nord e nel Centro Italia, per i quali vengono sostenuti costi di giacenza pari a 313mila euro al mese: per questo motivo lo stesso Governo ha provato e venderle due volte, pubblicando due indagini di mercato (la prima a giugno e la seconda a ottobre 2021) che però sono andate entrambe deserte.

Il piano di smaltimento di A2A Recycling

Da qui la necessità di operare in altro modo: trovare dunque una società che sia disposta a farsene carico e soprattutto a smaltirle. Sono stati contattati i principali operatori economici italiani che si occupano di recupero di materia e di energia: A2A, Hera, Iren e Acesa. Solo Hera e A2A hanno presentato un'offerta, e come detto quella di A2A Recycling è stata giudicata la più vantaggiosa. Non solo dal punto di vista economico – 698mila euro contro poco più di 707mila – ma anche per l'offerta tecnica, in cui sono stati proposti “servizi aggiuntivi quali un piano di campionamento dei dispositivi per ogni unità locale di produzione del rifiuto, dalle successive analisi di laboratorio con emissione di 13 certificati di analisi” e altro ancora. 

In tutto si stimano 2.500 tonnellate di mascherine da smaltire: saranno trasferite e bruciate nei vari impianti di termovalorizzazione del gruppo A2A, tra cui quello di Brescia, e si cercherà di recuperare parte del materiale eventualmente riciclabile. 

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